
di TERESA ALOI
Dalla Calabria in Piemonte, passando per il Lazio con sosta in Abbruzzo. Attraversavano l’Italia intera per trasportare marijuana, cocaina, hashish.15 misure cautelari – 12 in carcere, uno agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora – 750 chili di marijuana, 11 chili di cocaina. 80 i militari impegnati in tutto il Paese. Sono i numeri del blitz eseguito dal Comando Provinciale Catanzaro e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O) della Guardia di Finanza, dopo un’articolata indagine di polizia giudiziaria, condotta sotto il coordinamento della Procura Distrettuale della Repubblica a carico di 15 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante, tra le altre, di aver agito al fine di agevolare l’attività della “locale di Ariola”, articolazione territoriale della ramificata organizzazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta. (LEGGI QUI LA NOTIZIA DI STAMATTINA)
Lo hanno spiegato bene nel corso della conferenza stampa per illustrare nel dettaglio l’operazione. Ne viene fuori la fotografia di una 'Ndrangheta che si muove al passo con i tempi: affari classici ma con grandi capacità tecnologiche.
“Quello di Ariola – ha spiegato il procuratore capo Salvatore Curcio - è storicamente un clan molto agguerrito e, anche in questo caso, il narcotraffico si è rivelato uno dei maggiori sistemi di autofinanziamento della cosca, anzi il maggiore sistema insieme al riciclaggio. Il ‘locale’ di Ariola utilizzava sistemi di messaggistica criptata per comunicare, più difficile da decifrare ma in linea con il trend delle principali consorterie. Un aspetto che ovviamente ha reso le indagini un po’ più complicate, se si considera che nemmeno 20 anni fa pensavamo che la posta elettronica fosse l’ultima frontiera del progresso”. E ancora. "Sono state ricostruite transazioni di marijuana, per oltre 700 chili, e cocaina, per oltre 11 chili, per un valore di oltre 10 milioni di euro”.
"Un 'locale' in grado di costruire ramificazioni praticamente in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Abruzzo, arrivando anche in Piemonte, Lombardia e Puglia. In particolare in Abruzzo era stato allestito un vero e proprio hub di stoccaggio da dove venivano veicolate intere partite di droga”, ha ribadito Pierpaolo Manno, comandante della Guardia di Finanza di Catanzaro.
Poi, è toccato a Salvatore Tramis, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro ricostruire il flusso del narcotraffico. “Il ‘dominus’ dell’organizzazione – ha evidenziato - era Angelo Maiolo, specializzato in particolare nel narcotraffico. Si avvaleva di corrieri del Vibonese che si muovevano per tutta l'Italia, soprattutto di un camionista”.
I canali di approvvigionamento erano svariati: la droga veniva trasportata su gomma, ed è stato accertato che lo stupefacente arrivava anche al porto di Civitavecchia e dal Lazio veniva poi trasferita per lo stoccaggio in Abruzzo, a Montesilvano. “Nel corso dell’indagine abbiamo riscontrato un flusso di contante di decine di migliaia di euro e un altissimo livello tecnologico del 'locale' di Ariola, a cui però la Guardia di Finanza ha saputo rispondere con la propria capacità investigativa”.
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