
di Gabriele Ruggiu
Alcune opere basta guardarle per un secondo per catturare concetti e idee complesse, a partire da un singolo dettaglio. Una linea accenna un movimento e già sembra non voler più stare ferma, come se da un momento all’altro potesse partire. È quello che succede davanti a “Scatto Rosa”, l’opera che l’artista catanzarese Nuccio Loreti ha dedicato al passaggio del Giro d’Italia a Catanzaro.Un ciclista di ferro, il vento, il dinamismo della pedalata parlano chiaro: qualcosa sta passando da qui, qualcosa sta accadendo, e all’improvviso Catanzaro entra dentro un racconto più grande.Loreti, del resto, con il ferro ci parla da sempre. Lo prende, lo piega, lo taglia, lo salda e gli dà anima. Dove molti vedrebbero un materiale duro, freddo, pesante, lui vede movimento, leggerezza, energia e possibilità. E anche in “Scatto Rosa” accade questo: il metallo perde rigidità e diventa vento, corsa, slancio.Il ciclista di Loreti è in piena azione. Sembra tagliare l’aria, puntare dritto verso il traguardo. Le forme sono dinamiche, aperte, attraversate dalla luce. C’è una trasparenza che alleggerisce tutto, come se l’opera non volesse occupare lo spazio, ma metterlo in movimento.“Scatto Rosa”, però, non parla soltanto di ciclismo. Parla di Catanzaro. Parla della Calabria. Parla di un territorio che troppo spesso si è abituato a pensarsi piccolo, laterale, chiuso, quasi destinato a essere raccontato solo da chi lo vive ogni giorno. Come se bellezza, arte, energia e idee dovessero restare dentro un perimetro stretto.Loreti invece sembra dire un’altra cosa: Catanzaro può farsi vedere. La Calabria può uscire fuori. Può attrarre, incuriosire, influenzare. Può e deve essere guardata con interesse, rispetto e sorpresa.Il Giro d’Italia, in questo senso, non è solo una gara che passa. È una vetrina. È una corrente d’aria che attraversa la città e la mette in relazione con il resto del Paese. Per un giorno Catanzaro è punto di partenza: luogo di attenzione e scena aperta. E Loreti ha colto bene questa occasione.Non ha creato un’opera celebrativa nel senso più semplice del termine. Ha creato uno scatto sportivo, ma anche mentale, culturale, identitario. Perché a volte il problema dei territori non è solo essere visti dagli altri: è riuscire a vedersi in modo diverso. Smettere di pensarsi fermi. Smettere di immaginarsi ai margini. Smettere di credere che ciò che nasce qui debba parlare solo a chi è nato qui.“Scatto Rosa” parte da Catanzaro, ma non vuole restarci chiusa. Nasce dalla mano di un artista profondamente legato alla sua città, ma guarda fuori. Si muove. Pedala. Cerca aria. Il vento, nelle forme dell’opera, è l’idea che spinge, attraversa, rompe l’immobilità. Le trasparenze diventano aperture, passaggi, inviti a guardare oltre. Il dinamismo è il rifiuto di restare bloccati nella solita immagine di una Calabria chiusa, difficile, ripiegata su se stessa.E allora il ciclista di Loreti diventa qualcosa di più di un omaggio al Giro: è la figura di una Calabria che conosce le salite, ma non per questo smette di pedalare. Una Calabria che ha vento contrario, certo, ma anche gambe, cuore, visione. Una Calabria che non vuole più essere raccontata soltanto per ciò che le manca, ma anche per ciò che può generare: arte, bellezza, artigianato, identità, contemporaneità.In “Scatto Rosa” tutto questo si tiene insieme. Non c’è retorica, se si guarda bene. C’è un messaggio semplice e forte: siamo qui, abbiamo qualcosa da dire e possiamo dirlo con un linguaggio nostro.Il Giro passerà. Le strade si riapriranno. La città tornerà ai suoi ritmi quotidiani. Ma un’opera come questa può restare come memoria di un momento e, soprattutto, come promemoria per il futuro. Perché Catanzaro non deve limitarsi ad aspettare che qualcuno la noti: può prepararsi, esporsi, creare, accogliere. Può diventare essa stessa racconto.
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