
In Aula per la Catanzaro Servizi e, puntualmente, torna la guerra della calcolatrice. Una sfida aperta da mesi sui conti della claudicante partecipata del Comune di Catanzaro. La seduta odierna del Consiglio comunale di Catanzaro è stata largamente dedicata alle 'correzzioni' sugli affidamenti dei servizi che servirebbero alla società in house per (molto lentamente) rientrare da una posizione debitoria di circa cinque milioni di euro. Era intervenuto l'Antitrust, bocciando le modalità scelte dal Comune di Catanzaro e così nuova votazione, oggi. Nessuna sorpresa, in 'nome della responsabilità' verso i lavoratori. Le pratiche sono passate.
Ma quella più delicata, che perarltro avrebbe generato la pronuncia dell'Agcom, ossia la gestione del verde pubblico è stata la nuova battaglia sui calcolatori. La calcolatrice di Gianni Parisi diceva che dal servizio la società non avrebbe ricavato nulla, anzi sarebbe andata in perdita di circa 18 mila euro. Quella dell'amministratore unico Tonino De Marco, inizialmente segnava un segno più di oltre 98 mila euro. Accertato, anche grazie al cooling break in Aula di una ventina di minuti, che c'era una difformità dei numeri sull'inclusione dell'IVA, comunque il ricalcolo portava un utile teorico di 27 mila euro. Da qui il voto favorevole, a maggioranza.
Forse, non troppo convinto. Al netto di ogni più ottimistica previsione sulla riuscita del piano industriale della Catanzaro Servizi, più o meno tutti sono consapevoli che si sta tentando di rianimare uno zombie. Un cadevere ambulante sotto l'aspetto finanziario che, difficilmente, si risolleverà. Questa Amministrazione ha commesso degli errori (di nuovo ammessi dal sindaco Fiorita) ma che struttualmente risalgono a un lontano passato. E' evidente che in questa fase di pre-campagna elettorale la scelta più logica, che sarebbe portare i libri i tribunali, non è sostenibile. Per i dipendenti e le relative famiglie. Ma prima o poi sua maestà la reatà porterà il conto al tavolo.
Intanto fra refusi e strafalcioni, si prova ad andare avanti. Il Comune continuerà a pagare l'IVA per quella che dal MEF è stata definita somministrazione 'abusiva' di dipendenti, la società a racimolare qualche euro per servizi dalla dubbia profittibilità. Altro giro, altra finzione.
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