Nota stampa del consigliere comunale Francesco Scarpino.
Sul futuro della sanità catanzarese non si può più procedere tra rinvii, divisioni e contrapposizioni politiche. La discussione sulla localizzazione del nuovo ospedale deve finalmente trasformarsi in una scelta chiara, concreta e soprattutto condivisa, perché in gioco non c’è soltanto un’infrastruttura sanitaria, ma il destino stesso della città.
Il dibattito che si è acceso attorno alle due ipotesi – il potenziamento del presidio “Pugliese-Ciaccio” oppure la realizzazione di una nuova struttura a Germaneto – non può essere affrontato con superficialità o con logiche di appartenenza. Serve una visione strategica, capace di guardare ai prossimi decenni e di mettere al centro esclusivamente gli interessi di Catanzaro.
Un dato, però, appare incontestabile: il “Pugliese-Ciaccio” esiste già. È un presidio storico, operativo, che negli anni ha beneficiato di importanti interventi di ristrutturazione, ammodernamento e investimenti pubblici significativi. Pensare oggi di abbandonare progressivamente quell’area significherebbe disperdere risorse già spese e rinunciare ad un patrimonio sanitario, logistico e professionale costruito nel tempo.
La vera sfida, dunque, non dovrebbe essere quella di “svuotare” ciò che esiste, ma di renderlo moderno, efficiente e competitivo. Catanzaro ha bisogno di un ospedale che funzioni bene, capace di garantire qualità sanitaria, innovazione tecnologica e condizioni di lavoro adeguate per medici, infermieri e operatori sanitari. Troppe professionalità, negli ultimi anni, hanno già lasciato il territorio. Eppure restano ancora eccellenze straordinarie che meritano di essere valorizzate e trattenute.
Disperdere questo patrimonio umano sarebbe un errore imperdonabile. Oggi la differenza la fanno le tecnologie, l’organizzazione dei reparti, l’efficienza dei servizi e la capacità di creare un ambiente sanitario attrattivo per i professionisti e rassicurante per i cittadini. È su questo che bisogna concentrare gli sforzi.
Ma accanto all’aspetto sanitario esiste anche una questione profondamente urbana, sociale ed economica. Dopo la crisi del centro storico, Catanzaro rischierebbe infatti una nuova emergenza: la desertificazione della zona nord della città. Attorno al “Pugliese-Ciaccio” vivono e resistono decine di attività commerciali, servizi, famiglie e piccole economie che trovano nel presidio ospedaliero un punto di riferimento fondamentale. Una situazione resa ancora più delicata dopo la chiusura del Sant’Anna Hospital.
Svuotare progressivamente quell’area significherebbe colpire un equilibrio già fragile, generando inevitabili ripercussioni economiche e sociali. Un ospedale non è soltanto un luogo di cura: è un motore urbano, un presidio di vitalità, sicurezza e sviluppo.
Per questo il tema non può essere affrontato con leggerezza né trascinato all’infinito. La politica cittadina ha oggi una responsabilità enorme davanti alla comunità. Il Consiglio comunale deve trovare unità di intenti e assumersi il coraggio di decidere. Continuare a mostrarsi indecisi significherebbe fare il male della città.
Catanzaro deve imparare da ciò che accade altrove. Cosenza e Reggio Calabria, quando si tratta di difendere interessi strategici territoriali, riescono spesso a mettere da parte divisioni e appartenenze politiche, facendo prevalere una linea comune. È questa la maturità istituzionale che oggi serve anche al capoluogo calabrese.
Non è più il tempo delle contrapposizioni sterili o delle guerre di posizione. È il tempo della responsabilità. Bisogna decidere cosa fare, dove farlo e soprattutto farlo in fretta. Perché ogni ritardo pesa sul futuro della sanità, sull’economia cittadina e sulle nuove generazioni.
Catanzaro si trova davanti ad un bivio storico: scegliere l’immobilismo e continuare a perdere centralità, oppure invertire finalmente la rotta e costruire una visione condivisa per il futuro dei propri figli.
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