Omicidio Mangone a Zagarise, la Corte europea ammette il ricorso contro l’archiviazione del caso

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Omicidio Mangone a Zagarise, la Corte europea ammette il ricorso contro l’archiviazione del caso
Giuseppe Mangone

Isabella Mangone: "Sapere che il nostro ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è stato dichiarato ammissibile è, finalmente, una piccola luce in mezzo a tanto dolore e buio"

  01 febbraio 2026 09:32

di TERESA ALOI

"Dopo anni di attesa e battaglie legali, sapere che il nostro ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è stato dichiarato ammissibile è, finalmente, una piccola luce in mezzo a tanto dolore e buio. Dal 2013, da quel tragico giorno, conduciamo questa battaglia senza mai fermarci: nonostante la stanchezza, le difficoltà e i momenti di scoramento, non abbiamo mai pensato di arrenderci. Ogni passo, ogni ostacolo, ci ha messo alla prova, ma ha anche rafforzato la nostra determinazione".

Isabella Mangone, avvocato, parla con cautela ma con quella forza che non l'ha mai abbandonata nella ricerca della verità. Lo deve a se stessa. A suo padre  Giuseppe, brutalmente assassinato nel 2013 a Zagarise, centro presilano del Catanzarese. Un delitto "chiuso" senza colpevoli. LEGGI QUI LA CHIUSURA DELLE INDAGINI

"Mio padre era una persona semplice, ma con un cuore enorme. Ha sempre creduto nell’importanza dello studio e della conoscenza, sacrificandosi per permettermi di avere strumenti per difendere me stessa e gli altri . Mi ha insegnato che conoscere la legge significa non essere mai sottomessi, e che la giustizia è un valore per cui vale sempre la pena lottare. Proprio per questo, il dolore per questa archiviazione è così grande: la giustizia con lui non è stata compiuta. Essere stata costretta, per dovere professionale e personale, a studiare ogni dettaglio del fascicolo è stato un peso enorme: ancora oggi porto con me immagini e documenti che non avrei mai voluto vedere. In un certo senso, non ho mai davvero potuto “seppellire” mio padre, perché la legge mi ha obbligata a confrontarmi con la sua assenza in modo doloroso e costante".

"Eppure, in mezzo a questa sofferenza, voglio credere – spiega – che questa fase possa aprire una strada. Per mio padre, per la verità e per il valore della giustizia che lui mi ha insegnato a custodire. Questa piccola luce è per me un segnale che non tutto è perduto, e che il suo insegnamento continua a guidarmi".

Una piccola luce:  ora, infatti,  la Corte europea dei diritti dell’uomo ha iscritto a ruolo il ricorso presentato dalla famiglia di Giuseppe Mangone  presentato dall’avvocato Gianluca Piemonte  disponendo che lo stesso venga esaminato nel merito. Un passaggio di particolare rilievo nel procedimento davanti alla CEDU, poiché comporta il superamento del rigoroso filtro preliminare di ammissibilità.

I dati ufficiali della Corte mostrano che oltre il 97% dei ricorsi presentati viene dichiarato inammissibile già nella fase iniziale, senza accedere all’esame di merito. Il fatto che il ricorso sia stato iscritto a ruolo costituisce quindi un risultato significativo e non scontato, che attesta la sua consistenza sotto il profilo giuridico.

Con l’iscrizione a ruolo, la CEDU  ha verificato che il ricorso rispetta i requisiti formali previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ma soprattutto, ha ritenuto che le doglianze sollevate dalla famiglia della vittima non siano manifestamente infondate e che pongano una questione molto   seria in ordine alla possibile violazione dei diritti umani meritevole di un esame approfondito. In particolare, nel ricorso si è richiamato, tra gli altri all’’art. 2 della convenzione CEDU, ossia il diritto alla vita, e quindi si è segnalato come lo Stato non abbia indagato in modo efficace.

Uno degli elementi più critici evidenziati dalla famiglia, tramite lo Studio legale Piemonte,  riguarda lo smarrimento di tutti gli  oggetti appartenuti alla vittima (indumenti, orologio)  formalmente sottoposti a sequestro ma successivamente dichiarati irreperibili. Su tali oggetti erano state disposte ulteriori indagini da due  Gip, che, tuttavia, non hanno potuto essere eseguite proprio a causa della loro perdita. Tale circostanza rappresenta una delle motivazioni che hanno condotto all’archiviazione del procedimento sull’omicidio di Giuseppe Mangone.  

Una decisione che tuttavia non anticipa l’esito finale del giudizio e non equivale a un accoglimento del ricorso: la Corte ha riconosciuto la rilevanza sostanziale delle questioni sollevate e ha ritenuto necessario procedere alla valutazione nel merito, nel pieno contraddittorio tra le parti.

 

 


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.