
di FELICE FORESTA
Πάντα ῥεῖ, tutto scorre.
A liceo lo abbiamo studiato e ripetuto chissà quante volte, Eraclito. E che eravamo troppo giovani e ci sentivamo immortali per poter credere a quella storia che nessuno riesca a bagnarsi nella stessa acqua del fiume per due volte.
Prima o poi la beccheremo, ci siamo detti.
Sono certo che Antonio Pascuzzo questa sfida, dai giorni del liceo, l’abbia coltivata sotto traccia, mimetizzando fra gli spigoli del diritto la sua inesauribile devozione ad Euterpe
Il tempo passato non possiamo riviverlo, certo. Possiamo, però, andarci vicino. Ed è quello che è successo oggi, anzi è tutto quello che Antonio ha provocato oggi a Villaggio Grechi, a Tirivolo, là dove la magia dei luoghi ti avvolge come le braccia di tuo padre hanno fatto milioni di volte. Là dove la bellezza, da un lato ti fa sentire incongruo, dall’altro ti accoglie come il volto di tua madre vestita da Madonna.
Anni ‘80, Catanzaro, forse, non era una città per cantare. Era, però ed al contrario di oggi, una città. Mille altre visioni e mille altre prospettive. Soprattutto per i ragazzi. Anche per quelli che non sprecavano neppure un minuto delle mattinate ‘franche’ davanti al liceo.
Antonio correva a casa, e tornava che tu non ti eri reso conto di quanto potesse valere la libertà. Sui capelli il vento dei 15 anni, tra le dita la musica di una chitarra, nella voce Pino Daniele che ci attorcigliava il cuore. Un’atmosfera surreale tra amori nati già appassiti e versi dell’Odissea da mandare a mente per ipotecare il domani.
Oggi, sono trascorsi più di 40 anni ed Antonio è stato capace come per incanto di bagnarsi e farci bagnare in quella stessa acqua dove ci abbiamo messo di tutto. Amori, professioni, figli, passioni, sconfitte, dolori, fratture, ulcere.
La sessione odierna di A FarlAmare OPERA SILA è stata tante altre cose. A cantare con Antonio c’erano pure Nico Arezzo e Awa Ly.
Quella mistura di sentimento e memoria è stata, però, soltanto sua. Ed è stata bellissima come un accordo di Pino Daniele, come una sua poesia.
E come una sponda di quella fiumara, in Sila dove niente scorre invano.
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