
Un soggiorno in Sila può diventare il passaporto per vivere la cultura e, allo stesso tempo, un gesto concreto a sostegno del territorio. È questo il principio di “Do Ut Jazz”, il sistema di scambio virtuoso tra festival e attività economiche locali che Vivodimusica, con il sostegno della Camera di Commercio di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, porta quest’anno dentro A Farla Amare Comincia Tu - Opera Sila. La formula è semplice: le prenotazioni per le escursioni di Opera Sila hanno già raggiunto il sold out, ma una nuova quota di posti viene riservata a chi, nei prossimi giorni, sceglie di soggiornare in una struttura ricettiva della zona. Hotel, B&B, agriturismi e altre realtà dell’ospitalità diventano così parte integrante del festival: chi decide di fermarsi in Sila potrà accedere alle prenotazioni alle attività - la cui partecipazione resta gratuita -, pur essendo già esaurite le disponibilità aperte al pubblico.


In questo modo il soggiorno diventa l’elemento che mette in moto un circuito nel quale la cultura genera attrattività, l’attrattività produce presenza e la presenza crea una ricaduta sull’economia locale.
Un principio semplice, ma con un impatto concreto: incentivare le persone a fermarsi in Sila significa sostenere chi ha scelto di investire nell’accoglienza, chi ogni giorno lavora per rendere questo territorio ospitale e contribuisce, attraverso la propria attività, a mantenerlo vivo. La cultura diventa così non soltanto qualcosa da fruire, ma una forza capace di mettere in relazione persone, imprese e luoghi, generando un beneficio che torna al territorio e, attraverso il territorio, al pubblico.
È questa l’idea alla base di Do Ut Jazz, ideato dal direttore artistico di Opera Sila, il musicista e produttore Antonio Pascuzzo, e già sperimentato con il sostegno della Camera di Commercio di Catanzaro. Il modello nasce dalla convinzione che un festival possa essere anche un dispositivo capace di creare relazioni virtuose con l’economia del luogo che lo ospita.
«Un’attività è culturale solo se condivisa – sottolinea Antonio Pascuzzo -. Un festival può essere un modo per far incontrare cultura, persone ed economia locale. Con Do Ut Jazz cerchiamo di costruire proprio questo circuito: chi sostiene il territorio attraverso la propria presenza può ricevere in cambio un’opportunità culturale. È una forma di restituzione reciproca, nella quale la cultura non si limita a portare persone in un luogo, ma contribuisce a far vivere quel luogo e chi ha scelto di investire su di esso».
Il modello era stato premiato al MEI di Faenza nel 2014 e successivamente sperimentato a Catanzaro dall’Associazione Nakalaika, già Atina Jazz, allora impegnata nel capoluogo in attività svolte in favore di Vivodimusica. In occasione delle manifestazioni natalizie, due concerti al Nuovo Supercinema erano stati collegati agli acquisti effettuati nel centro storico: per accedere agli spettacoli il pubblico presentava gli scontrini degli esercizi cittadini. Un primo esempio di come un appuntamento culturale possa generare una ricaduta diretta sulle attività economiche.
Con Opera Sila, il principio viene ripreso e adattato alla dimensione turistica, naturalistica ed esperienziale della manifestazione. Non più soltanto un rapporto tra cultura e commercio, ma una rete che coinvolge l’ospitalità attraverso la presenza dei visitatori.
Una scelta che la Camera di Commercio di Catanzaro – Crotone – Vibo Valentia ha deciso di sostenere proprio per rafforzare il legame tra promozione culturale e sviluppo locale come spiega il presidente dell’Ente, Pietro Falbo: «La cultura può diventare una leva concreta per sostenere l’economia dei territori quando riesce a generare presenze e a creare connessioni con le attività locali. Incentivare il soggiorno significa offrire un’opportunità in più per conoscere e vivere la Sila e, nello stesso tempo, sostenere le imprese che hanno scelto di investire qui e che contribuiscono ogni giorno alla vitalità del territorio».
Opera Sila sta scaldando i motori per lanciarsi verso questa nuova edizione in programma nei primi tre weekend di settembre nella Sila Piccola, nelle aree ricadenti nel Comune di Taverna, portando tra i boschi grandi nomi della musica nazionale, tra cui Carmine Ioanna, Sergio Caputo, Awa Ly, Raiz, Motta, Simone Cristicchi e Amara, Rocco Papaleo e Nico Arezzo. Il festival unisce musica, natura e divulgazione scientifica attraverso un format che porta gli artisti direttamente nel paesaggio. Le “imboscate artistiche” sono infatti esibizioni a sorpresa che avvengono durante le escursioni, lungo i percorsi accompagnati da guide ambientali, botanici e naturalisti. Nessun palco, nessun luogo prestabilito: la musica si manifesta nel bosco e diventa parte del cammino.
A completare il programma, il sabato pomeriggio, torna “Ritorno all’Ovile”, spazio di incontro e convivialità nel quale antropologi, imprenditori, storici e studiosi si confronteranno sui grandi temi che attraversano oggi le aree montane: le trasformazioni dei territori, il significato di comunità, l’idea di cura e le sue molteplici applicazioni. Attraverso il sistema Do Ut Jazz il sostegno al territorio che ospita il festival si tramuterà nella possibilità concreta di attivare un circuito nel quale nessuno è soltanto spettatore: il pubblico, gli operatori dell’ospitalità e la manifestazione diventano protagonisti di una stessa relazione virtuosa.
Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Calabria - Fondi POC 2014/2020 Azione 6.8.3. - Settore 2 del Dipartimento Turismo, Cultura e Marketing Territoriale, nell'ambito degli interventi "Calabria Straordinaria" - Avviso Pubblico "Eventi Straordinari: la Calabria che incanta".
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