Chiusura delle indagini per il proprietario di un'azienda agricola di Gimigliano. I familiari della vittima pronti a denunciare chi testimoniò il falso
27 febbraio 2020 13:07di STEFANIA PAPALEO
I suoi colleghi avevano sostenuto che si fosse ribaltato mentre si trovava alla guida di un muletto. Ma, alla fine, la verità emersa è ben diversa: la tragica morte dell’operaio Roberto Mancuso, 42enne originario di Gimigliano ma residente a Fossato, è stata provocata da una manovra azzardata eseguita dal suo datore di lavoro, un imprenditore agricolo di Gimigliano, che adesso si ritrova indagato per omicidio colposo. A metterlo sotto accusa il sostituto procuratore, Andrea Giuseppe Buzzelli, che, nel tirare le somme, si è basato sulla consulenza tecnica stilata per conto della Procura dal perito Roberto Arcadia.
Il dramma, che si è consumato in un’azienda di produzione e lavorazione del pomodoro, nelle campagne di Gimigliano, in zona Porto, risale al 13 agosto del 2018, data in cui una richiesta di soccorso ha portato sul posto i sanitari del 118, che, tuttavia, nulla avevano potuto per salvare la vita all’uomo. A ruota i carabinieri della locale stazione che, senza perdere tempo, avevano raccolto le dichiarazioni degli operai presenti in quel momento e che, all’unisono, avevano parlato di un incidente autonomo, senza, tuttavia, convincere della loro tesi i familiari della vittima, sposato con quattro figli. E sono stati proprio loro, affiancati dall’avvocato Giampiero Mellea, ad andare fino in fondo alla vicenda, contribuendo alla diversa ricostruzione dei fatti confluita nel fascicolo del magistrato.
Da qui l’avviso di conclusione delle indagini a carico dell’imprenditore, che “per grossolana e macroscopica imprudenza, negligenza e imperizia, alla guida di un carrello elevatore, nel tentativo di raggiungere un’ara di deposito sita in cima a una salita del cortile pertinenziale della sua azienda, si ribaltava, andando a colpire con le forche del macchinario (bloccate in alto per evitare che fossero di intralcio nella manovra di accelerazione necessaria ad affrontare la salita), in corrispondenza del fianco destro, l’operaio, al quale aveva precedentemente dato disposizioni di appoggiarsi sulla parte anteriore del macchinario per fungere da carico, così da aumentare l’aderenza e la trazione del mezzo”, procurandogli lesioni che gli sono costate la vita.
Fin qui, dunque, la terribile accusa mossa dalla Procura all’imprenditore, che potrà adesso difendersi nelle sedi opportune, con l’ausilio dell’avvocato di fiducia, Gregorio Ferrari. Per gli operai che erano stati nell’immediatezza dei fatti si profila, invece, una denuncia per falsa testimonianza che i familiari, per mano dell’avvocato Mellea, potrebbero a breve presentare in Procura.
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