Operazione Achei, restituiti alla Calabria 46 reperti archeologici sottratti dai tombaroli

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images Operazione Achei, restituiti alla Calabria 46 reperti archeologici sottratti dai tombaroli


  15 aprile 2026 11:40

di GIOVANNA BERGANTIN

Un’operazione che mette sotto scacco il traffico di reperti archeologici. Questa mattina i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza  hanno consegnato ai Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 manufatti provenienti da scavi clandestini e traffici illeciti, recuperati nell’ambito dell’operazione Achei, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone.

La consegna si è svolta a Cosenza, a Palazzo Arnone, alla presenza della prefetta Rosa Maria Padovano, del comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Andrea Mommo, del comandante del Nucleo TPC di Cosenza capitano Giacomo Geloso, della direttrice della Galleria Nazionale Rosanna Baccari, del direttore dei Parchi Archeologici di Sibari e Crotone Filippo Demma, dei rappresentanti del Ministero della Cultura e delle principali autorità civili, militari e religiose del territorio.

«È la fase finale di un lavoro lungo e complesso, che parte dall’indagine e si conclude con la restituzione dei beni allo Stato». Con queste parole il comandante del Nucleo TPC di Cosenza ha sintetizzato il percorso che ha portato al rientro di numerosi reperti archeologici.

L’indagine, condotta tra il 2017 e il 2018, ha permesso di ricostruire un sistema criminale ramificato tra Calabria e diversi Paesi europei. «Siamo riusciti a portare alla luce l’intero iter dei reperti – ha spiegato il comandante Geloso – ricostruendo le attività di squadre di tombaroli ben organizzate, intermediari, ricettatori, collezionisti e perfino case d’asta».

L’operazione ha portato alla denuncia di oltre 100 persone, all’emissione di 23 misure cautelari e all’esecuzione di 82 perquisizioni domiciliari. «Parliamo di responsabilità che vanno dal danneggiamento all’impossessamento illecito di beni culturali, fino alla ricettazione e all’esportazione illegale», ha aggiunto Geloso.

Tra i materiali restituiti figurano anche reperti recuperati di recente in Francia, tra cui gli ultimi rientrati nell’ottobre 2025. «Grazie alle attività investigative – ha spiegato il comandante – siamo riusciti a rintracciare oggetti trasferiti illegalmente all’estero. Dopo il processo al responsabile dell’importazione, le autorità francesi ne hanno disposto la confisca e la restituzione allo Stato italiano».

Il direttore dei Parchi Archeologici, Filippo Demma, ha illustrato la composizione del nucleo restituito: «I reperti provengono da quattro o cinque contesti differenti: abbiamo vasi etruschi e attici del VI-V secolo a.C., ceramiche italiote prodotte dai coloni greci dell’Italia meridionale, monete di età romana e bronzi, tra cui brocche etrusche e uno specchio probabilmente crotoniate».

Particolarmente prezioso un frammento di cratere monumentale attribuibile al gruppo dei Pionieri, i primi ceramografi attici attivi tra il 525 e il 510 a.C. «È un piccolo pezzo, ma molto  raro – ha spiegato Demma – riconoscibile dal disegno dei riccioli applicati a goccia e modellati con una stecca per ottenere effetti plastici. Un dettaglio che ci conferma la sua importanza». Alcuni reperti, in particolare i vasi apuli prodotti a Taranto nel IV secolo a.C., potrebbero appartenere «al corredo di un’unica sepoltura».

Il rientro dei 46 reperti rappresenta un atto di tutela ma anche di ricomposizione della memoria collettiva. Testimonianze della cultura magnogreca che rischiavano di essere disperse definitivamente tornano oggi alla comunità. «Restituire questi beni significa restituire identità – ha concluso il comandante TPC –. È la prova che la collaborazione tra Procura, Carabinieri e Ministero della Cultura funziona e continua a proteggere il patrimonio storico del Paese».


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