Operazione "Jerakarni", quando Michele Idà uccise un cane "perché abbaiava"

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  08 aprile 2026 13:46

 

Una "forza intimidatoria promanante dal vincolo associativo". L'indagine scaturita nel blitz della Dda contro il Locale di Ariola che ha colpito la ‘ndrangheta delle Preserre ha messo in luce - così come si legge nell'ordinanza   -  "il penetrante controllo del territorio esercitato dal Locale, l'elevatissima pericolosità dei suoi membri e il terrore disseminato nella popolazione". Del resto lo aveva ben spiegato il procuratore capo Salvatore Curcio nell'llistratre i dettagli dell'operazione nome in codice  'Jerakarni’ . LEGGI QUI LA CONFERENZA STAMPA

Sono tante infatti le ricostruzioni, frutto di intercettazioni che cristallizzano l'operato del gruppo  e il sentimento di rassegnazione degli abitanti di quei territori a tal punto che  le vittime per avere giustizia, erano solite rivolgersi all'organizzazione criminale, piuttosto che alle istituzioni.  Un'efferatezza non da poco  quella che per gli inquirenti avrebbe caratterizzato il modus operandi dei sodali -e, nello specifico, anche di  Michele Idà cl. 97   che, in un caso, solo perché infastidito dall'abbaiare di alcuni cani, avrebbe esploso  colpi di arma da fuoco all'indirizzo degli stessi, uccidendone uno. Un gesto atroce ma per loro anche  "una  lezione da monito per tutti". 


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