Operazione "Olimpo", la Cassazione annulla senza rinvio e scarcera un imprenditore campano

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La Suprema Corte di Cassazione

Ora per l’imprenditore si apre anche la strada di una richiesta di riparazione per ingiusta detenzione.

  31 maggio 2023 10:18

La Suprema Corte ha ordinato l’immediata scarcerazione di Giovanni Izzo  coinvolto della mega-operazione di contrasto alla criminalità   condotta della Direzione distrettuale  di Catanzaro che lo scorso gennaio ha colpito una vasta organizzazione criminale operante tra Parma, Malta, Romania e Ricadi, centro di smistamento e di riciclaggio dei mezzi rubati.

Nell’inchiesta  erano finiti  78 indagati per  reati di associazione a delinquere, riciclaggio, ricettazione, violazione di norme tributarie ed altro,   56 persone tratte in arresto, oltre al sequestro record di beni per circa 250 milioni di euro nel settore turistico-alberghiero di Vibo Valentia.

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Tra gli arrestati anche l’imprenditore campano residente a S. Agata dè Goti, ritenuto partecipe della vasta associazione operante dal 2018 e ritenuta  ancora operativa. Ieri,  la   decisione da parte dei giudici di legittimità. 

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Accogliendo l’articolato e diffuso ricorso proposto dall’avvocato Giusida Sanseverino del Foro di Benevento, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto la inammissibilità del ricorso, ha adottato la decisione  

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Infatti, i Giudici capitolini hanno invalidato, in un solo colpo, due provvedimenti, e cioè sia  l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro, sia l’ordinanza di custodia cautelare adottata dal Gip distrettuale, disponendo  la immediata scarcerazione dell’imprenditore  Izzo Giovanni.

Titolare di una società operante nel settore dei trasporti e dello stoccaggio dei rifiuti,  nello scorso mese  di  gennaio  era stato  arrestato nella maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, denominata “Operazione Olimpo”.

Le indagini avevano rivelato una vasta organizzazione criminale finalizzata al controllo di attività economiche, a furti, ricettazione, riciclaggio.

Secondo gli inquirenti il territorio di Vibo Valentia era stato il terminal di mezzi pesanti, camion, escavatori rubati, che, grazie alla presenza di soggetti già implicati in vicende giudiziarie afferenti la criminalità organizzata, venivano poi immessi nei circuiti clandestini che permettevano di alienare i mezzi rubati all’estero, in particolare verso Malta. Nonostante le plurime intercettazioni telefoniche e ambientali, le argomentazioni  in diritto contenute nel ricorso redatto dall’avv. Giusida Sanseverino hanno fatto  decisamente crollare le motivazioni addotte sia dal Gip che dal Tribunale del riesame tanto da indurre la Suprema Corte a ritenere neppure non necessario un nuovo giudizio innanzi  ai giudici calabresi.

Ora per l’imprenditore si apre anche la strada di una interessante richiesta di riparazione per ingiusta detenzione.

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