
"L’operazione “Res Tauro”, condotta brillantemente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha fatto luce sui motivi che hanno impedito l’insediamento di Amazon nell’area industriale del porto di Gioia Tauro.
L’inchiesta ha evidenziato come la cosca Piromalli, convinta di poter esercitare un controllo assoluto su Gioia Tauro e sull’intera Piana, abbia ostacolato l’interesse della multinazionale, contribuendo ancora una volta a impoverire il territorio e a frenare ogni concreta prospettiva di sviluppo.
L’indagine della magistratura reggina dimostra con chiarezza che è la ’ndrangheta ad alimentare la disoccupazione, scoraggiando investimenti e impedendo al territorio di attrarre risorse fondamentali per il bene comune.
Accanto all’azione della magistratura, però, è necessario l’impegno di tutte le istituzioni e delle forze sane della società civile per porre fine a questa grave distorsione democratica. Bisogna affermare con forza che in Calabria si può investire, perché la ’ndrangheta viene contrastata non soltanto dalle procure e dalle forze dell’ordine, ma anche da una società che vuole riscattarsi e che ogni giorno rafforza gli anticorpi della legalità". Lo afferma la Cgil.
"Per questo riteniamo fondamentale che le associazioni degli industriali calabresi e reggini esprimano pubblicamente e con determinazione la loro condanna verso una criminalità che impedisce lo sviluppo e sottrae opportunità alle nuove generazioni.
Come Filt Regionale e Cgil Regionale sentiamo il dovere, anche in questa occasione, di fare sentire con chiarezza la nostra voce.
Chiediamo al Presidente della Regione Roberto Roberto Occhiuto di intervenire immediatamente, di esprimere con nettezza la posizione della Regione e di spiegare ai calabresi quali iniziative intenda mettere in campo per recuperare questi investimenti, rafforzare la fiducia dei cittadini e dare una prospettiva concreta ai tanti giovani che non vogliono essere costretti a lasciare la propria terra.
La Calabria ha bisogno di investimenti, buona economia, lavoro e sviluppo. La Calabria non vuole la ’ndrangheta".
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