Orthrus: le mani della cosca "Chiefari-Iozzo" sulla Trasversale delle serre tra omicidi, droga, armi e processioni della Madonna (I NOMI DEI 29 INDAGATI)

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images Orthrus: le mani della cosca "Chiefari-Iozzo" sulla Trasversale delle serre tra omicidi, droga, armi e processioni della Madonna (I NOMI DEI 29 INDAGATI)
La conferenza stampa di Orthrus
  14 ottobre 2019 13:46

di EDOARDO CORASANITI

Imprenditoria e politica sono le categorie interessate, seppur esternamente. Droga, estorsione, armi le attività preferite dalla cosca di 'Ndrangheta "Chiefari- Iozzo" operativa tra Chiaravalle Centrale e Torre di Ruggiero, in provincia di Catanzaro, e legata al clan Gallace di Guardavalle. 

Gli elementi che vengono fuori dalla conferenza stampa dei carabinieri sono un programma di guerra criminale che passa dal controllo del territorio agli omicidi degli affiliati che accarezzavano l'idea di un rapporto di collaborazione con la magistratura, dalla presenza ai comizi elettorali e alle processioni della Madonna con ruoli da protagonista.

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Al centro c'è Orthrus, l'operazione della Dda che stamattina ha portato all'arresto di 17 persone con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Per il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, si tratta di "un'operazione che interrompe un sodalizio criminale capace di avere un gruppo di fuoco molto esteso". Ma è sul rapporto tra l'ex sindaco di Torre Ruggiero, Giuseppe Pitaro, e il boss del paese che Gratteri gioca la carta a sorpresa, non senza qualche vena polemiche verso il Giudice delle indagini preliminari che non ha riconosciuto le esigenze di custodia cautelare per l'ex primo cittadino: "Noi pensavamo ci fossero più che gravi indizi di colpevolezza, visto che sul suo palco dell c'era il capo mafia, visto che ci sono state interdittive antimafia chiuse nel cassetto, appalti dove si possono riscontare gravi reati.  La presenza del capo mafia sul palco elettorale del candidato vuol dire una cosa non casuale: tutti devono votare per la persona indicata.
Per noi conoscitori di 'ndrangheta non sono dettagli ma messaggi fondamentali che devono essere studiati. Faremo appello sulla decisione perché siamo convinti della nostra attività". 
Ad ogni modo, Pitaro ha già replicato sostenendo la propria estraneità ai fatti contestati, così come già evidenziato dal Gip.
Inoltre, non ricopre più la carica e, dunque, sembrano mancare le esigenze cautelari necessarie per far scattare le manette: reiterazione del reato (Pitaro non è più sindaco), inquinamento delle prove e pericolo delle fughe. 
Per il giudice delle indagini preliminari non ci sono questi elementi, per cui Pitaro resta semplicemente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

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Le armi sequestrate

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Vincenzo Capomolla, procuratore Aggiunto, ha messo in luce come la cosca "avesse goduto economicamente dei ritardi della Trasversale delle serre", la nota arteria stradale incompiuta da trent'anni. Come? "Attraverso, ad esempio, la possibilità di continuare a lavorare con l'utilizzo di mezzi meccanici". 

"La forza di questa cosca- afferma il procuratore Aggiunto Vincenzo Luberto- si percepisce con l'omicidio Cortese- Abramovia. Il primo, infatti, aveva accennato ad un rapporto con la magistratura e la criminalità organizzata ha voluto dare un segno evidente di supremazia" 

Antonio Montanaro, comandante provinciale dei carabinieri, sottolinea il lavoro svolto dai suoi colleghi durante i tre anni di indagine e i numeri di oggi: sequestrati 2 kalashnikov, decine di pistole, silenziatori, proiettili, marijuana e cocaina.
Uno degli indagati è stato fermato grazie all'utilizzo dell'elicottero che ha segnalato un'auto che rientrava a Chiaravalle, la quale è stata fermata con all'interno uno dei soggetti colpiti dall'ordinanza".

Il tenente colonnello, Giuseppe Carubia, ha detto che "la peculiarità dell luogo ha reso ancora più difficile adoperare le solite tecniche investigative, ma grazie alla bravura dei nostri uomini siamo riusciti a raccogliere oltre 90 capi di imputazione, la maggior parte sui reati di stupefacenti, 24 capi di imputazione per armi". 

I  nomi delle 17 persone colpite dalla misura cautelare: 

Marco Catricalà, classe 1992 

Antonio Chiefari, classe  1951

Vito Chiefari, classe 1973

Alexandr Daniele, classe 1989

Damiano Fabiano, classe 1991

Antonio Gullà, classe 1991

Mario Iozzo, classe 1959

Luciano Iozzo, classe 1963

Giovanni Giuseppe Iozzo, classe 1991

Giuseppe Gregorio Iozzo, classe 1967

Raffaele Iozzo, classe 1990

Andrea Maida, classe 1981

Antonio Maiolo, classe 1976

Giuseppe Marco Marchese, classe 1988

Antonio Rei, classe 1990

Salvatore Russo, classe 1989

Marco Sasso, classe 1982

 

GLI ALTRI INDAGATI:

Domenico Chiefari, classe 1984

Giuseppe Chiefari, classe 1993

Nicola Chiefari, classe 1980

Pietro Antonio Chiefari, classe 1976

Stefano Dominelli, classe 1986

Giuseppe Garieri, 1986

Mario Salvatore Garieri, 1953

Gianfranco Iozzo, classe 1965

Claudio Marchese, 1987

Stefano Pasquino, 1976

Giuseppe Pitaro, 1964

Marta Sanginiti,  classe 1982

 

 

 

 


 

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