Pap: "Medici, non bombe. La solidarietà tra i popoli contro la militarizzazione dei territori"

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  22 febbraio 2026 12:04

"Negli ultimi giorni la questione dei medici inviati da Cuba negli ospedali della Calabria è diventata un vero e proprio caso diplomatico. L’amministrazione degli Stati Uniti d'America ha intensificato le pressioni per ottenere il rimpatrio dei camici bianchi caraibici nel contesto della sua ultima offensiva volta ad asfissiare Cuba, fondata sul blocco delle forniture energetiche e umanitarie verso l'isola. È ora previsto un incontro, nei prossimi giorni, con rappresentanti italiani per discutere della loro presenza". 

Cosi in una nota Pap Calabria. 

"Ciò che dovrebbe essere discusso, invece, è la pesante ingerenza statunitense nell’indirizzare la politica italiana, resa possibile dalla posizione subordinata dell’attuale governo.

Un governo che accetta senza discutere la presenza dell’ICE alle Olimpiadi ospitate sul suolo italiano. Un governo che accetta che il ministro degli Esteri Antonio Tajani partecipi a una riunione del Board of Peace, pur di non contraddire Donald Trump. E ora un tavolo in cui saranno gli Stati Uniti a stabilire se e per quanto tempo i medici cubani potranno restare nei nostri ospedali.

Il fatto che la questione dei medici venga sollevata proprio ora, mentre si intensificano le misure restrittive contro l’isola, non è casuale. Trasformare un accordo sanitario regionale in un caso geopolitico serve a estendere l’embargo anche fuori dai confini cubani, chiedendo all’Italia di allinearsi a una strategia che non ha nulla a che vedere con i bisogni della sanità calabrese ma con la volontà di indebolire un’esperienza politica che Washington non ha mai accettato.

La vicenda dei medici inviati da Cuba è il riflesso concreto di due modelli opposti di organizzazione della società e delle relazioni internazionali. Da un lato, gli Stati Uniti d'America e l’architettura militare della NATO continuano a coprire il territorio italiano di basi e installazioni militari e investono in un riarmo permanente. Risorse immense vengono destinate alla proiezione militare, mentre le periferie sociali del Paese affrontano tagli e carenze strutturali.

Dall’altro lato, un piccolo paese sottoposto da decenni a embargo economico sceglie di investire massicciamente nella formazione pubblica e gratuita di medici e di inviarli all’estero dove i sistemi sanitari sono in difficoltà. Questa non è retorica: è una differenza di priorità. In Calabria, la carenza di personale sanitario è il prodotto di anni di austerità, blocco delle assunzioni, aziendalizzazione della sanità pubblica. Pronto soccorso al collasso, reparti sottodimensionati, medici costretti a turni massacranti ed infermieri ed operatori socio sanitari sempre meno numerosi, che subiscono il peso maggiore di una sanità pubblica allo sfascio.

In questo contesto, la cooperazione con Cuba ha permesso di mantenere aperti servizi essenziali e garantire continuità assistenziale. Mentre un modello internazionale esporta basi militari e armi, un altro esporta medici. Non si tratta di idealizzare, la realtà parla chiaramente: un sistema che investe nella formazione sanitaria pubblica mette a disposizione personale qualificato per la cooperazione internazionale.

Un sistema che concentra risorse nella spesa militare e in basi all'estero produce invece guerra, conflitti e subordinazione politica, sacrificando vite e territori per i propri interessi di dominio. Difendere la presenza dei medici cubani in Calabria significa anche affermare che la solidarietà tra popoli non deve essere subordinata agli equilibri geopolitici. Significa rifiutare l’idea che el bloqueo (l’embargo commerciale,economico e finanziario voluto dagli Usa contro Cuba) diventi una scelta della politica italiana, una estensione della logica secondo cui un territorio possa essere buono per le basi militari ma non per chi porta aiuto concreto.

Noi sosteniamo:

- Un servizio sanitario pubblico, gratuito e universale

- Solidarietà reale tra popoli e non basi militari e armi

- Il superamento delle politiche di austerità che hanno indebolito la sanità italiana

- La fine della subordinazione delle scelte sociali alle logiche di guerra

La contraddizione è evidente: si accettano senza discussione infrastrutture militari straniere, ma si problematizza l’arrivo di medici. Noi sappiamo da che parte stare.

Dalla parte di chi cura, non di chi arma.

Dalla parte della solidarietà tra popoli.

Dalla parte di un modello che investe in medici, non in bombe.

Medici, non basi militari.

Sanità, non guerra.

Solidarietà internazionale, non subordinazione.


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