ParcoLi Comuni, Carpino a Russo: "Un bosco non si ricostruisce contando gli alberelli"
26 settembre 2026 18:43Nota del consigliere comunale, Alberto Carpino
Leggo le dichiarazioni dell’ex consigliere comunale Russo sul Parco Li Comuni e credo che, prima di lanciare interrogativi ad effetto e alimentare sospetti, sarebbe stato opportuno informarsi su ciò che è stato realmente fatto. Soprattutto quando si parla di boschi, materia un po’ più complessa del semplicistico conteggio “albero tagliato-albero ripiantato”.
Russo domanda quanti alberi siano stati ripiantati.
La risposta, peraltro già resa pubblica, è molto semplice: sono stati messi a dimora circa 20.000 tra semi e piantine autoctone, parte dei quali provenienti dallo stesso Bosco Li Comuni.
Ma c’è un aspetto ancora più importante che sembra sfuggire completamente nella ricostruzione proposta dall’ex consigliere: un bosco non è un giardino pubblico e la rinaturalizzazione non consiste nel mettere ordinatamente una piantina al posto di ogni albero bruciato.
Dopo il devastante incendio del 2021 è stata seguita una precisa impostazione tecnica, attraverso un lavoro che ha visto coinvolti Comune di Catanzaro, Calabria Verde e Università Mediterranea di Reggio Calabria: accompagnare la rigenerazione dell’ecosistema attraverso interventi di ingegneria naturalistica e, laddove le condizioni lo consentono, favorendo la rinnovazione naturale del bosco.
Su circa cinque ettari sono stati realizzati importanti interventi di ingegneria naturalistica e parte dei tronchi danneggiati dall’incendio è stata riutilizzata direttamente sul posto per realizzare opere antierosive e sistemazioni naturalistiche.
Quindi, prima di domandare con tono allusivo “dove è finito il legname?”, sarebbe forse opportuno sapere che il legno morto può essere esso stesso una risorsa per il bosco: contribuisce alla protezione del terreno, al contenimento dei fenomeni erosivi, alla restituzione di sostanza organica e alla creazione delle condizioni favorevoli alla ricostituzione dell’ecosistema.
E poi c’è la natura. Quella vera, che fortunatamente non legge i comunicati stampa e non segue i tempi della polemica politica.
Le piante madri sopravvissute stanno disseminando naturalmente. I semi cadono sul terreno, trovano le condizioni per germinare e danno origine alla nuova generazione. È uno dei processi attraverso i quali un bosco può rinnovarsi spontaneamente.
Ed è proprio questo il punto che occorre comprendere: il Parco Li Comuni non deve essere ricostruito trasformandolo in una piantagione artificiale, mettendo un alberello in corrispondenza di ogni esemplare perduto nell’incendio.
Dove esistono le condizioni ecologiche per farlo, la rinnovazione naturale va assecondata, protetta e monitorata, accompagnandola con gli interventi selvicolturali necessari.
Questo significa rinaturalizzare.
Significa consentire alla vegetazione di riconquistare progressivamente gli spazi, favorire le dinamiche naturali dell’ecosistema e intervenire tecnicamente dove necessario per contrastare l’erosione, proteggere il suolo e accompagnare l’evoluzione del soprassuolo forestale.
Quanto alla destinazione del restante materiale legnoso, nulla impedisce all’ex consigliere comunale Russo di chiedere agli uffici competenti e a Calabria Verde ogni puntuale informazione sulle quantità e sulle destinazioni.
Chiedere documenti e chiarimenti è assolutamente legittimo.
Insinuare dubbi prima di conoscere gli atti, gli interventi effettuati e le tecniche adottate per la rinaturalizzazione del bosco è invece un modo assai diverso di affrontare una questione pubblica.
La cosa singolare è che questa polemica arrivi proprio mentre, a cinque anni dal terribile incendio del 2021, il Parco Li Comuni viene restituito integralmente alla città, dopo un percorso che ha visto lavorare insieme istituzioni, tecnici, università, Calabria Verde, associazioni e realtà del territorio.
Si può certamente discutere se gli interventi siano sufficienti, se occorra fare ancora di più e quali ulteriori azioni debbano essere programmate. Questo è il confronto politico che serve alla città.
Ma almeno partiamo dai fatti.
E soprattutto cominciamo a chiamare questo luogo con il suo nome: Parco Li Comuni.
Non semplicemente una “pineta” da ricostruire esattamente com’era prima, ma un patrimonio naturale da accompagnare nel suo processo di rinascita e rinaturalizzazione.
Il Parco Li Comuni non si ricostruisce con gli slogan e nemmeno contando gli alberelli per costruire un titolo di giornale.
Si ricostruisce con la selvicoltura, con l’ingegneria naturalistica, con il contrasto all’erosione, con la rinnovazione naturale, con il monitoraggio e, soprattutto, rispettando i tempi di un ecosistema forestale.
Perché un bosco non è un’aiuola e la natura non procede secondo le scadenze della polemica politica.
La natura ha tempi lunghi. La polemica politica, evidentemente, molto meno.
Segui La Nuova Calabria sui social