Persero la casa in un rogo a Catanzaro, ora vivono in 7 in un camper: "Silenzio dalle istituzioni"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Persero la casa in un rogo a Catanzaro, ora vivono in 7 in un camper: "Silenzio dalle istituzioni"


"Dove accoglieremo papà quando uscirà dall'ospedale?". Dopo il rogo di un mese fa, una famiglia catanzarese chiede alle istituzioni una casa sicura

  03 aprile 2026 15:48

di FILIPPO COPPOLETTA

Il fumo acre di Viale Isonzo, a Catanzaro, non si è mai veramente diradato, almeno non nei ricordi della famiglia Camporato. È passato più di un mese da quel 21 febbraio, quando un’esplosione causata da una fuga di gas di una stufa e il successivo incendio hanno sventato la normalità di una vita già faticosa, nella periferia difficile del capoluogo. Oggi, ciò che resta di quella tragedia non sono solo i muri anneriti e i solai corrosi dalle fiamme di un alloggio popolare ormai inagibile, ma un silenzio istituzionale che urla più forte delle grida di quella sera. A pochi minuti da questo lembo di terra ferito dal degrado e dall'abbandono, oggi, sette persone sono costrette a sopravvivere ammassate in un camper di appena cinquanta metri quadri: tre generazioni obbligate a vivere in uno spazio non consono a ospitare una famiglia così numerosa. 

La cronaca di quella notte è un racconto di puro istinto e amore filiale. Mariapia entra in casa pochi istanti prima del disastro, facendo in tempo a vedere il padre, Giuseppe, travolto da un ritorno di fiamma mentre tentava di chiudere la bombola della stufa per proteggere la moglie. In un inferno di buio, vetri che esplodevano e calore insopportabile, la giovane ha spento a mani nude le fiamme che divoravano i capelli della madre e i vestiti del padre, trascinandoli verso la salvezza prima che l’ossigeno finisse del tutto e prima che Vigili del fuoco e forze dell’ordine si precipitassero sul posto. Giuseppe, oggi combatte la sua battaglia più dura nel reparto di rianimazione del Centro Grandi Ustioni di Catania, lontano dai suoi cari, in condizioni critiche aggravate paradossalmente da un ulteriore incendio scoppiato recentemente proprio nella struttura ospedaliera siciliana.

Mentre l’uomo lotta per restare aggrappato alla vita, a Catanzaro la sua famiglia è ferma in un limbo burocratico inaccettabile. Il camper dove vive la figlia maggiore insieme alla sua famiglia (che è parte di una carovana), è diventato l'unica dimora per la moglie di Giuseppe e i suoi figli. Una situazione di sovraffollamento estremo che spinge il figlio, Marco, a dormire spesso in auto o a cercare riparo da amici per non togliere spazio agli altri. Ma non è solo una questione di metratura, bensì di prospettiva: Giuseppe, quando e se potrà tornare, non potrà farlo nella vecchia casa al quarto piano di un palazzo senza ascensore — con i cavi di rame depredati da tempo — né potrà essere ospitato in un camper. Le sue ferite richiedono un ambiente sterile, pulito, dignitoso, l'esatto opposto del contesto di degrado, rifiuti abbandonati e barriere architettoniche che caratterizza la zona di Viale Isonzo.

La famiglia non è rimasta in silenzio. Sono state inviate PEC, sono stati nominati legali, sono stati sollecitati il Comune, il Prefetto e l'Aterp. Sono state ascoltate le loro ragioni, ma alle promesse di "riunioni e controlli" non è seguito alcun atto concreto. La macchina burocratica pare essersi inceppata di fronte all'urgenza di una vita umana. La denuncia della signora Camporato è netta. Dicono che non possono farci nulla perché non hanno appartamenti disponibili, ma non è vero - afferma Maria - Ci sono tante case vuote e non comprendiamo perché restano chiuse da anni”. La famiglia non chiede privilegi, ma il ripristino di un diritto fondamentale che l’incendio ha incenerito.

Non è solo la storia di un incidente domestico in una periferia difficile. È il ritratto di un'emergenza sociale che attende risposte immediate. Non c'è più tempo per i "vedremo" o per i rinvii tecnici. C'è un uomo in un letto di rianimazione che ha bisogno di sapere che, al suo ritorno, troverà un luogo sicuro ad accoglierlo. C’è una famiglia che vuole riavere la propria normalità.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.