
di ANTONIO PETTINATO
Che Vincenzo Ursini fosse un affermato poeta lo sapevamo da tempo. Dal 1973, anno in cui ha pubblicato “Senza frontiere” a oggi, ha dato alle stampe diversi volumi e vinto alcuni dei più noti concorsi letterari di poesia tra i quali: La casa rossa (Cesena), Franco Loria(Crotone), Festival dei Due Parchi (Ascoli Piceno), Zirèd’oro (L’Aquila), Pietro Borgognoni (Pistoia), Umile Francesco Peluso (Cosenza), Trofeo ASAS (Messina), La Poesia è nell’aria (Castagneto Carducci, 2026). Ma c’è di più. Ursini, all’età di 24 anni ha ricevuto il prestigioso Premio di Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Da poeta a scrittore il passo è stato breve. Lo scorso mese di marzo ha, infatti, pubblicato, per i tipi della “Nuova Accademia dei Bronzi”, il suo primo romanzo “La Ritornanza” con il quale ha già vinto il premio Teseodi Milazzo, il premio ANPCI (Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia) di Villafranca e il premio Aurea Nox – Città di Chiaravalle Centrale, per opere inedite. Un bel romanzo, insomma, ambientato a Petrizzi, suo paese di anscita, reperibile sia su tutte le piattaforme digitali e su Amazon (amazon.it/dp/B0GT9KGMJ4).
C’è un luogo che non smette mai di chiamarti. Anche quando credi di averlo lasciato alle spalle. Dopo una vita trascorsa lontano, tra le luci e il rumore del Nord, un professore universitario torna nella sua terra d’origine, in Calabria. Ma quello che lo aspetta non è solo un paese: è un mondo intero fatto di ricordi, affetti, radici mai spezzate. Tra profumi antichi, volti familiari e paesaggi che sembrano custodire il tempo, riaffiorano un’infanzia segnata dalla povertà, l’amore profondo dei genitori, le amicizie sincere e un sentimento mai dimenticato. Ogni passo è un ritorno. Ogni ricordo, una rivelazione.
“La Ritornanza” – scrive Antonio Pettinato, già dirigente scolastico a Verona e ora scrittore a tempo pieno - è un romanzo intenso e coinvolgente, capace di toccare corde profonde. Una storia che parla di memoria, identità e appartenenza, e che ci ricorda una verità semplice: non importa quanto lontano andiamo, c’è sempre un luogo – dentro di noi – a cui torniamo davvero.
Il ritorno ai luoghi dell’infanzia, per Vincenzo Ursininon è una scelta casuale: è piuttosto il segno di un bisogno interiore di fare i conti con il proprio passato, con ciò che è stato e con ciò che, in fondo, non ha mai smesso di essere.
Il protagonista del romanzo, una volta tornato s’immerge in un mondo fatto di ricordi. Per lui il paese non è soltanto uno spazio fisico, ma diventa una vera e propria “dimora dell’anima”, un luogo carico di significati simbolici. Ogni strada, ogni odore, ogni suono riattiva la memoria: i campi coltivati, le colline assolate, il fiume, le botteghe, le piazze. Attraverso questi elementi prende forma un mosaico vivido della vita contadina di un tempo, segnata dalla povertà materiale ma anche da una straordinaria ricchezza umana.
Emergono così – prosegue il prof. Pettinato – le figure centrali della sua infanzia. Il padre, morto prematuramente, rappresenta un modello di onestà e sacrificio, una presenza che continua a vivere nel ricordo e che ha segnato profondamente il carattere del protagonista. La madre, invece, incarna la dedizione e l’amore familiare: una donna forte, capace di affrontare la fatica quotidiana con dignità e dolcezza. Intorno a loro si muove un’intera comunità fatta di contadini, artigiani, amici e compaesani, ciascuno con la propria storia, tutti legati da un senso di appartenenza e solidarietà oggi quasi perduto. Il racconto non segue una trama lineare tradizionale, ma si sviluppa attraverso una serie di episodi e quadri di vita che si intrecciano tra loro. È la memoria a guidare la narrazione: un flusso continuo che alterna nostalgia, malinconia e tenerezza. I ricordi dell’infanzia, delle difficoltà economiche, dei piccoli gesti quotidiani e delle prime esperienze sentimentali si mescolano a riflessioni più mature sul tempo che passa e sul significato dell’esistenza.
Uno degli aspetti più significativi de “La Ritornanza” è il contrasto tra il passato e il presente. Il protagonista, che ha vissuto a lungo in una grande città del Nord, percepisce la distanza tra due mondi: da una parte la modernità, spesso frenetica e superficiale; dall’altra la semplicità autentica del paese, dove i rapporti umani erano più veri e profondi. Il ritorno diventa quindi anche una critica implicita alla perdita di valori nella società contemporanea.
Fondamentale è anche il tema dell’identità. Tornando nei luoghi dell’infanzia, il protagonista riscopre se stesso, comprendendo che le proprie radici non sono mai state davvero recise. Al contrario, sono rimaste vive dentro di lui, pronte a riemergere. In questo senso, la “ritornanza” non è solo un ritorno al passato, ma una riconciliazione con la propria storia personale.
Un ruolo importante – prosegue Antonio Pettinato – è giocato anche dall’amore, in particolare quello giovanile, mai del tutto dimenticato. Il ritrovamento di questo sentimento contribuisce a chiudere un cerchio esistenziale, offrendo al protagonista una sorta di pacificazione interiore. Nel complesso, il romanzo si configura come una riflessione intensa sul valore della memoria, sul legame con la propria terra e sull’importanza delle radici. Vincenzo Ursini suggerisce che, nonostante i cambiamenti della vita, esiste sempre un luogo – reale o simbolico – a cui apparteniamo profondamente. Tornarvi significa ritrovare non solo ciò che eravamo, ma anche comprendere pienamente ciò che siamo diventati.
In definitiva, La Ritornanza è un racconto di ritorno, di consapevolezza e di riscoperta, che invita il lettore a interrogarsi sul proprio passato e sul proprio senso di appartenenza, ricordando che, in fondo, ognuno di noi custodisce dentro di sé una “terra della memoria” a cuiprima o poi sente il bisogno di fare ritorno.
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