“Pop Art Award 1964”: tra cinema, arte e fotografia la Cineteca della Calabria premia a Venezia "La ragazza con la Leica"

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images “Pop Art Award 1964”: tra cinema, arte e fotografia la Cineteca della Calabria premia a Venezia "La ragazza con la Leica"
Director_Alina_Marazzi_Photo_Credit_Clara Vannucci

  12 settembre 2026 08:03

 Tempo di verdetti alla Mostra del Cinema di Venezia, anche per il Premio collaterale “Pop Art Award
1964”, giunto alla sua III edizione e nato per celebrare, dopo la ricorrenza della vittoria alla Biennale
di Venezia dell’artista Robert Rauschenberg, l’evento che porta la Pop Art al successo internazionale.
 
E’ proprio da quell’episodio che la Pop Art americana, questa nuova forma d’arte che aveva
inizialmente scandalizzato l’opinione pubblica, viene definitivamente accettata nel mondo dell’arte.
Con questo premio, ideato da Piero Mascitti, all’83ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia la giuria della Cineteca della Calabria, presieduta da Eugenio Attanasio e composta da Mariarosaria Donato, Davide Cosco e Domenico Levato, sceglie un film “al femminile”, capace di condurci nel mondo della fotografia di reportage di guerra e, al tempo stesso, di rappresentare un monito per unacontemporaneità che non sembra aver lasciato i conflitti al passato.
 
 Sessant’anni dopo Blow-Up di Michelangelo Antonioni, il film che nel 1966 aveva iconizzato un’epoca, quella della Swinging London, attraverso la figura del fotografo interpretato da David Hemmings, ritroviamo una pellicola che racconta un mestiere ed il suo rapporto con la realtà. Non sono i patinati “Middle Sixties”, con Veruschka e Jane Birkin, a fare da sfondo, ma gli anni delle Brigate internazionali e dell’avvento del franchismo: anni terribili ma, al tempo stesso, attraversati da una forte spinta solidaristica, per la capacità di attrarre uomini e donne pronti a lottare per l’affermazione dei propri ideali. L’opera di Giosetta Fioroni va ad Alina Marazzi, regista de La ragazza con la Leica, tratto dall’omonimo romanzo di Helena Janeczek e prodotto da Vivo Film di Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, “per aver realizzato un’opera intensa e appassionata, capace di valorizzare e riscoprire la figura di una donna importante del XX secolo: Gerda Taro, grande fotografa della Guerra civile spagnola e protagonista della lotta internazionale contro il nazifascismo”.
 
Il film restituisce inoltre l’immagine di una società che ancora crede nel potere dell’arte come strumento capace di cambiare il mondo. I reporter di quel tempo, come racconta il film, avevano con sé uno strumento straordinario destinato a modificare per sempre il modo di mostrare alla gente ciò che accadeva: la Leica. Non vi è dubbio che questa macchina fotografica, diventata a sua volta un’icona pop, si sia imposta come strumento di comunicazione di massa per raccontare i grandi eventi del Novecento, a partire proprio dai campi di battaglia. Se la sua nascita aveva già cambiato il volto della fotografia di strada, è con il fotogiornalismo di guerra che la piccola macchina tedesca diventa leggenda. Per la prima volta nella storia della fotografia, un apparecchio così compatto permette di documentare i conflitti armati con un’immediatezza e una mobilità fino ad allora impensabili. Proprio durante la Guerra civile spagnola la Leica ha la sua consacrazione, adottata da molti fotografi, tra i quali Robert Capa e Gerda Taro, grazie alla rapidità operativa e alla possibilità di lavorare vicino all’azione senza le limitazioni delle ingombranti fotocamere a lastre.
 
Il film, scelto come apertura della sezione “Orizzonti”, restituisce dignità artistica e centralità narrativa ad un personaggio finora poco storicizzato, scomparso in circostanze drammatiche a soli 26 anni e oggi finalmente riscoperto e, in qualche modo, giustamente risarcito dalla memoria. La poetica cinematografica di Alina Marazzi, da sempre attenta alle figure femminili e alle loro storie, trova nella giovane fotografa tedesca una nuova e potente musa ispiratrice.