Processo Karpanthos-Petronà, la sentenza: condanne fino a sei anni nel filone ordinario dell’inchiesta antimafia

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  04 giugno 2026 20:40

Si è concluso con un articolato verdetto il processo Karpanthos celebrato davanti al Tribunale di Crotone, uno dei principali filoni giudiziari nati dall’omonima operazione antimafia che nel 2023 aveva colpito le presunte consorterie criminali operanti tra Petronà, Cerva e l’area della Presila catanzarese. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva ricostruito un presunto sistema di controllo del territorio basato su traffico di droga, estorsioni, rapine e altre attività illecite riconducibili alle cosche locali.

Nel dispositivo letto il 4 giugno 2026, il collegio giudicante ha pronunciato una serie di condanne, assoluzioni e dichiarazioni di prescrizione. Per alcuni imputati il Tribunale ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, tra cui Elia Angelo, Evalto Giovanni Antonio e Zoffreo Leonardo, mentre nei confronti di Francesco Serra è stata dichiarata l’estinzione del reato per morte dell’imputato.

Sul fronte delle assoluzioni, Pietro Paolo Scalzi è stato assolto dal capo 33 con la formula “per non aver commesso il fatto”; stessa formula per Scalzi Venanzio relativamente al capo 45, Cropanese Alessandro per il capo 47, Ascone Luciano e Greco Giovanni. Colosimo Giuseppe è stato assolto da un capo d’imputazione perché il fatto non sussiste, mentre Berlingeri David è stato assolto perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Le condanne rappresentano il nucleo centrale della decisione del Tribunale. Pietro Paolo Scalzi è stato riconosciuto colpevole del reato contestato al capo 45 e condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione e a 2.000 euro di multa, oltre alle spese processuali e alle spese di mantenimento durante la custodia cautelare in carcere. Rosario Severini è stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione. Per Antonio Scerbo è stata inflitta una pena di tre anni di reclusione e 9.000 euro di multa.

Condanna anche per Giuditta Gaglione che, previa derubricazione dell’imputazione nel reato previsto dagli articoli 56 e 378 del codice penale, ha ricevuto una pena di un anno di reclusione, con concessione della sospensione condizionale della pena. Giuseppe Colosimo è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione e a 4.800 euro di multa per i reati contestati al capo 559, con esclusione dell’aggravante originariamente contestata.

Tra le pene più elevate figura quella inflitta ad Alessandro Cropanese, riconosciuto colpevole dei reati contestati ai capi da 165 a 174 e condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione oltre a 17.000 euro di multa. La pena più severa è stata invece pronunciata nei confronti di Giulietta Ascone, condannata a sei anni di reclusione e 2.500 euro di multa, dopo l’esclusione della circostanza aggravante contestata.

La sentenza dispone inoltre una serie di pene accessorie. Giulietta Ascone è stata dichiarata interdetta in perpetuo dai pubblici uffici e posta in stato di interdizione legale per tutta la durata della pena. Pietro Paolo Scalzi, Rosario Severini, Antonio Scerbo, Giuseppe Colosimo e Alessandro Cropanese sono stati invece interdetti dai pubblici uffici per cinque anni.

Il Tribunale ha inoltre applicato nei confronti di Pietro Paolo Scalzi la sanzione accessoria prevista dalla normativa antimafia che comporta la revoca di eventuali prestazioni assistenziali e previdenziali, comprese indennità di disoccupazione, assegno sociale e pensione sociale.

Sul piano civile, è stata dichiarata inammissibile la costituzione di parte civile del Comune di Petronà, mentre è stata rigettata la domanda avanzata dal Comune di Cerva. I giudici hanno infine disposto la trasmissione di alcuni atti alla Procura della Repubblica per ulteriori valutazioni su presunti episodi di falsa testimonianza emersi nel corso del dibattimento.

Per conoscere le motivazioni che hanno portato alle singole decisioni bisognerà attendere il deposito della sentenza, fissato entro novanta giorni dalla lettura del dispositivo. Nel frattempo, il verdetto segna un nuovo capitolo giudiziario nell’ambito dell’operazione Karpanthos, una delle più rilevanti inchieste antimafia degli ultimi anni nel territorio della Presila catanzarese


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