Provincia Catanzaro, 'formalizzato' l'assetto del nuovo Consiglio

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  17 aprile 2026 17:03

Dopo il 'suffraggio' del voto 'indiretto', la Provincia di Catanzaro formalizza il nuovo assetto del Consiglio. Alcuni uscenti e molte facce nuove, tutti amministratori locali, come impone la 'Delrio'. Questa mattina si è consumato il rito della convalida degli eletti. 

Il centrodestra è nettamente in maggioranza e, al suo interno, la voce grossa la fa Fratelli d'Italia. Ossia, Venti da Sud. Quattro consiglieri, il capogruppo sarà Antonello Formica. Gli altri sono Emanuele Amoruso, Pietro Fazio e Francesco Fragomele. Quest'ultimo, nell'ottica della continuità, è il principale indiziato a ricoprire il ruolo del vicepresidente. 

Forza Italia, alias La Provincia al Centro, schiera Paolo Colosimo (capogruppo) e Tommaso Berlingò. La Provincia ci Lega Eugenio Riccio (capogruppo) e Salvatore Sinopoli, mentre la Provincia Moderata, alias Noi Moderati, Matteo Folino.

Dall'altro lato della barricata, l'opposizione del gruppo di centrosinistra: Gregorio Buccolieri (capogruppo, non senza polemiche pre-seduta), Domenico Giampà e Lidia Vescio (su cui pende il ricorso della 'collega' Gigliotti). Tutti sono intervenuti, sebbene fosse nella sostanza una presa d'atto, e c'è stato anche un fuori programma che ha rotto il canonico fairplay che contraddistingue da tempo l'Ente intermedio. Il botta e risposta fra Eugenio Riccio e Gregorio Buccolieri, in realtà, altro non è se non l'antipasto della prossima campagna elettorale al Comune di Catanzaro. 

Il presidente Mormile, nell'accogliere il nuovo Consiglio, ha ribadito la valenza dell'Ente, che fa da collante a ottanta municipalità. Gli obiettivi sono quelli di proseguire con l'attuazione della programmazione già in cantiere. Dalle strade agli edifici scolastici fino alle competenze in materia ambientale e urbanistica. Sulle strade, molte devastate dagli ultimi cicloni, la rivendicazione di interventi con fondi propri. Cosa non esattamente scontata fino agli anni scorsi, quando le cattive finanze dell'Ente non solo non lo permettevano ma rischiavano di pregiudcare addirittura il pagamento dello stipendio dei dipendenti.  


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