Referendum, Forza Italia Catanzaro: "Pluralismo invocato e pluralismo negato, il corto circuito del No"

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  27 gennaio 2026 11:57

"C’è un passaggio, nel racconto della presentazione del Comitato per il No a Catanzaro, che merita più attenzione degli altri. Non tanto per ciò che afferma, quanto per ciò che rivela.
Si annuncia, con toni allarmati, l’intenzione di promuovere un’interpellanza parlamentare per fare luce su un presunto episodio di propaganda a favore del Sì all’interno di una scuola. Al netto della ricostruzione dei fatti – che appare quantomeno forzata – il punto davvero interessante è un altro: chi denuncia una violazione del pluralismo lo fa mentre ne realizza una, ben più evidente, sotto gli occhi di tutti. Perché mentre si evocano scuole trasformate in luoghi di indottrinamento (senza che vengano chiariti contesto, modalità e contraddittorio), si utilizza una sede comunale per ospitare un evento che, formalmente, si presenta come “comitato della società civile”, ma che nella sostanza si traduce in un monologo politico perfettamente omogeneo. Nessuna voce dissonante, nessun confronto, nessuna replica. Solo interventi allineati, tesi sovrapponibili, conclusioni già scritte. Il paradosso è evidente: si accusa il fronte del Sì di portare le proprie ragioni in una scuola  e, nello stesso tempo, si occupa uno spazio istituzionale per veicolare una sola narrazione, con il valore aggiunto – tutt’altro che irrilevante – della cornice comunale, che conferisce all’iniziativa un’aura di legittimazione pubblica.
È un pluralismo curioso, quello rivendicato: vale solo quando parla qualcun altro. Quando invece si tratta di sostenere il No, il pluralismo diventa improvvisamente superfluo, quasi un intralcio. Il contraddittorio non è previsto; del resto, se le conclusioni sono già date, perché rischiare di doverle difendere?
Ancora più interessante è la qualità degli argomenti portati in questa sede “unilaterale”. Si evocano minacce sistemiche, derive autoritarie, persino scenari di dittatura, con una disinvoltura che non trova riscontro in alcuna analisi puntuale dell’ordinamento giudiziario oggetto di referendum. Ma anche qui il metodo è coerente: dove non c’è confronto, non c’è nemmeno bisogno di dimostrare. Così, il Comitato che si presenta come presidio della democrazia finisce per adottare esattamente le pratiche che denuncia: uso selettivo degli spazi pubblici, assenza di pluralismo, semplificazione estrema del dibattito, trasformazione di ipotesi in certezze. Il tutto condito da un linguaggio emergenziale che chiede fiducia, non verifica.
La verità è che non siamo davanti a una semplice presentazione di un comitato. Siamo davanti a un’operazione di propaganda mascherata da informazione, che si legittima accusando gli altri di ciò che essa stessa realizza in modo ben più strutturato.
E allora forse il problema non è cosa accade nelle scuole – dove, per definizione, il pluralismo dovrebbe essere garantito e verificato – ma cosa accade quando le istituzioni vengono usate come palcoscenico  per un racconto a senso unico.
Perché se il pluralismo diventa un principio da invocare solo contro gli avversari, e mai da praticare quando si ha il microfono in mano, il rischio non è una riforma dell’ordinamento giudiziario.
Il rischio è abituarsi all’idea che la democrazia funzioni meglio quando non disturba la narrazione prescelta".

Lo afferma il Gruppo Consiliare "Forza Italia" al Comune di Catanzaro.


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