
di GAETANO MARCO GIAIMO
Giustizia, Costituzione e Democrazia: sono questi i tre valori fondanti del Comitato della "Società civile per il NO nel referendum costituzionale", organo che ha dato il via al suo percorso ufficialmente questa mattina con la presentazione tenuta nella Sala Concerti di Palazzo De Nobili a Catanzaro. In vista del referendum dei prossimi 22-23 marzo, nel quale la popolazione è chiamata a confermare o bocciare la riforma Nordio, Cgil, Anpi, Arci, Libera, Auser, Federconsumatori e il Comitato No Autonomia Differenziata, insieme ad altre realtà della società civile impegnate nella tutela dei diritti, della legalità e della democrazia costituzionale, si sono riunite per "difendere la Costituzione e una Giustizia imparziale".

Sono stati diversi gli interventi che, avvicendandosi, hanno dato un quadro preciso dei cinque punti portati avanti dal Comitato: la minaccia all'autonomia della magistratura, la mancanza di risposte ai problemi della giustizia, lo snaturamento della pubblica accusa, il modo in cui la riforma è stata approvata e le preoccupazioni crescenti dovute alle dichiarazioni del Governo. Il primo a prendere la parola è stato Mario Vallone (Anpi), che ha ribadito come "questo Esecutivo pretende di controllare la vita delle persone, dicendo come bisogna nascere, morire, amare e insegnare, sopportando malissimo ogni forma di controllo nei loro confronti". Francesco Tallarico, coordinatore della segreteria regionale di Alleanza Verdi-Sinistra, ha voluto rimarcare alcuni riferimenti storici: "Nel 1971 il primo a proporre il sorteggio per i componenti del Csm fu Giorgio Almirante, nel 1981 abbiamo scoperto il piano di rinascita democratica di Licio Gelli che prevedeva questa riforma. Abbiamo intenzione di attivare un'interrogazione parlamentare per quanto uscito fuori nelle ultime ore sul protocollo tra Miur e Camera Penale di Catanzaro: vogliamo vederci chiaro".
Rosario Bressi, presidente di Arci a livello regionale, si è a lungo soffermato sulla deriva autoritaria che lo Stato rischia di prendere. "Il nostro problema è la comunicazione", ha dichiarato, "la nostra battaglia ha una ricaduta molto più ampia e dobbiamo fare capire a tutti in quale mondo ci stanno ricatapultando". Si sono poi susseguiti i pareri tecnici di esperti come l'avvocato Natalina Raffaelli, che si è espressa duramente contro la riforma, sottolineando come "il progresso dell'Italia è stato fatto dai giudici che hanno portato alla Corte Costituzionale le questioni più importanti". A farle seguito è stato l'avvocato Ernesto Mazzei, che ha voluto esprimere la necessità di lavorare a un confronto con i cittadini, chiarendo loro le intenzioni di chi propone la riforma, lavorando sul territorio.
La testimonianza più interessante è venuta dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Romano Gallo, che ha dato un punto di vista dall'interno di quelli che saranno i cambiamenti: "La situazione è peggiore di quanto sembri perché manca spesso l'informazione di base alle persone. Un altro grosso problema sono gli effetti indiretti della riforma, tra squilibri di soft power e formazione che andrà a compromettere le capacità del pubblico ministero. Gli effetti sistemici porteranno a uno sbilanciamento di potere in favore dell'esecutivo, che è il primo passaggio verso la dittatura. Dobbiamo combattere insieme per informare più persone possibili". Luigi Stranieri (Movimento 5 Stelle) ha voluto ribadire come si debba portare avanti una mission "che viene fuori dalle visioni contrastanti della politica che ci sono oggi in Italia. Dobbiamo spiegare alla gente cose complicate e noiose con un linguaggio semplice, confrontandoci con i cittadini e facendo sentire la nostra presenza a 360°". A chiudere la giornata è stato il Segretario generale di Cgil Area Vasta, Enzo Scalese: "Si sta mettendo seriamente in discussione la Costituzione che non è solo bella, prevede la funzionalità di uno Stato e va applicata". Il Comitato, dunque, annuncia una battaglia tra la gente per sensibilizzare alla propria causa e difendere l'autonomia della magistratura, considerata non un privilegio ma una garanzia di uguaglianza per tutti.
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