
Roberto Occhiuto e la sua maggioranza hanno smarrito il senso delle istituzioni, oltre che il senso del ridicolo.
L’annuncio di un ricorso al TAR contro il via libera della Corte d’Appello al referendum popolare sulla casta dei sottosegretari non è che una mossa disperata, una forzatura arrogante priva di qualsiasi solidità giuridica.
Come Comitato promotore, sfidiamo apertamente il Presidente Occhiuto a depositare questo ricorso. Lo sfidiamo perché il TAR non ha il potere di annullare o declassare gli atti di un organo di garanzia istituzionale come l'Ufficio centrale per il referendum. La Regione non può pretendere di piegare le regole del diritto amministrativo a proprio piacimento, trattando i magistrati della Corte d’Appello come burocrati al proprio servizio solo perché l'esito non coincide con i desiderata della Cittadella.
Troviamo ripugnante che l'amministrazione regionale provi a bloccare la democrazia parlando ipocritamente di "costi della consultazione". Fa sorridere che a preoccuparsi delle casse pubbliche sia lo stesso Governatore che, per puro ego e calcolo politico, si è dimesso e ricandidato nello stesso giorno, costringendo l'intera Calabria a subire una tornata elettorale anticipata, gettando al vento milioni di euro dei cittadini per una “sceneggiata” che si poteva e doveva evitare.
La verità è sotto gli occhi di tutti. In una terra ferita, che vive un'emergenza sanitaria drammatica, con ospedali al collasso e calabresi costretti ai viaggi della speranza per potersi curare, la priorità assoluta di chi governa è diventata quella di blindare a ogni costo i privilegi e l'ennesimo aumento delle poltrone.
Non assumere medici o infermieri ma creare nuove poltrone.
Non tollereremo che un solo euro dei cittadini venga sprecato per finanziare cariche illegittime o avventure legali palesemente temerarie.
Abbiamo già depositato la denuncia alla Procura della Corte dei Conti per accertare il danno erariale che questa gestione sta producendo: dalle spese legali per un ricorso palesemente infondato fino ai costi legati a nomine disposte in aperta violazione delle procedure di garanzia dello Statuto. Di ogni singolo centesimo sottratto ai diritti e ai servizi essenziali dei calabresi chiederemo conto fino in fondo.
L'ultima parola non spetta ai giochi di palazzo, ma al popolo. Sono i cittadini che pagano le tasse a dover decidere se questa regione ha bisogno di un poltronificio o di risposte reali. Aspettiamo con totale serenità le decisioni dei giudici amministrativi, pronti a intervenire in giudizio per difendere con la massima fermezza il diritto al voto e la dignità della Calabria.
Il Comitato Promotore del Referendum
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