Ricorsi in vista e sentenza della Consulta: finisce nel mirino il blocco dei pignoramenti nella sanità

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La Corte Costituzionale
  09 dicembre 2021 07:05

di GABRIELE RUBINO

Nel pacchetto di emendamenti al Decreto Fisco-Lavoro passato in Senato (LEGGI QUI I DETTAGLI) e che la prossima settimana è atteso per la conversione in Aula alla Camera dei deputati c’è una norma che è già finita nell’occhio del ciclone. La sospensione delle procedure esecutive fino al 2026 nei confronti del servizio sanitario calabrese. La misura, introdotta con un emendamento di Forza Italia a firma di Giuseppe Mangialavori, Michela Fulvia Calugiuri e Marco Siclari ( ne è depositato un altro in ‘copia conforme’ al Decreto PNRR ancora da discutere, sempre targato FI) e di cui lo stesso presidente della Regione Roberto Occhiuto aveva “rivendicato” l’importanza di fatto congelerà un enorme massa di crediti vantati dai privati nei confronti della sanità regionale, delle Asp e delle aziende ospedaliere. Anzi, continuerà a congelare visto che il servizio sanitario nazionale finora è stato ‘protetto’ dalle azioni esecutive a causa dell’emergenza Covid con una norma contenuta nel Dl Rilancio fino al 2020 poi estesa per tutto il 2021 con il Milleproroghe. In pratica sarebbe un blocco di quasi sei lunghi anni, un lunghissimo inverno. Per il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro Antonello Talerico, l’emendamento voluto dai senatori di FI è anticostituzionale, giuridicamente, e rischierebbe, economicamente, di mettere in crisi numerosi privati che legittimamente attendono di incassare i propri crediti.

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LA NORMA SULLO STOP AI PIGNORAMENTI FINO AL 2026- La norma che attende il via definitivo della Camera prevede testualmente che “non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive. I pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite dalla regione Calabria agli enti del proprio servizio sanitario regionale effettuati prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto non producono effetti dalla suddetta data e non vincolano gli enti del servizio sanitario regionale e i tesorieri, i quali possono disporre, per il pagamento dei debiti, delle somme agli stessi trasferite durante il suddetto periodo”. La misura è giustificata con la necessità di garantire la liquidità necessaria di garantire il tempestivo pagamento dei debiti commerciali degli enti del servizio sanitario calabrese.

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LA CORTE COSTITUZIONALE 'SILURA' LO STOP NAZIONALE AI PIGNORAMENTI FINO AL 2021- A irrompere sulla ‘contesa’ dello stop ai pignoramenti fino al 2026, due giorni fa è arrivata la pronuncia della Corte Costituzionale proprio sul congelamento (nazionale) delle azioni esecutive fino a dicembre 2021. O meglio, sulla proroga dello stop da dicembre 2020 a quello di quest’anno. La Consulta accogliendo diversi ricorsi incidentali (fra cui uno del TAR di Reggio Calabria) ha silurato la prosecuzione del blocco ai pignoramenti. Se il primo stop, quello di sette mesi (da maggio a dicembre 2020) “poteva dirsi ragionevole e proporzionata, per agevolare una regolare programmazione e gestione amministrativa e contabile dei pagamenti”, in quello successivo per l’intero anno 2021 “gli effetti negativi della protrazione del “blocco” delle esecuzioni sono stati lasciati invariabilmente a carico dei creditori, tra i quali pure possono trovarsi anche soggetti cui è stato riconosciuto un risarcimento in quanto gravemente danneggiati nella salute o operatori economici a rischio di espulsione dal mercato. Costituzionalmente tollerabile ab origine, la misura è divenuta sproporzionata e irragionevole per effetto di una proroga di lungo corso e non bilanciata da una più specifica ponderazione degli interessi in gioco, che ha leso il diritto di tutela giurisdizionale ex art. 24 Cost. nonché, al contempo, la parità delle parti e la ragionevole durata del processo esecutivo”.

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"APPRONTARE UNA TUTELA ALTERNATIVA"- Una pronuncia piuttosto netta. Nel caso dello stop ai pignoramenti calabresi, l'interesse tutelato dal legislatore è quello di garantire la tempestività dei pagamenti (l'accumulo di ritardi è stata una delle cause che ha accresciuto esponenzialmente lo stock di debito). La censura della Consulta sulla prosecuzione del blocco nazionale per l'emergenza Covid è arrivata anche perché non è stata "approntata una tutela alternativa di contenuto sostanziale". Dunque, senza contromisure lo stop per altri quattro anni alle azioni esecutive nella sanità calabrese rischia di essere travolto dai ricorsi. 

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