
Grande partecipazione e forte coinvolgimento al Salone Internazionale del Libro di Torino per il panel “Calabria, visioni in movimento”, promosso dalla Regione Calabria e dalla Calabria Film Commission, un’occasione di confronto dedicata alla narrazione contemporanea della Calabria attraverso la letteratura e il cinema.
L’incontro ha messo al centro il ruolo della parola scritta e delle immagini nel racconto del territorio, dando vita a un dialogo tra alcuni tra i più autorevoli scrittori calabresi contemporanei e la Fondazione Calabria Film Commission, con l’obiettivo di costruire una nuova visione della Calabria, lontana dagli stereotipi e capace di restituirne complessità, identità e trasformazioni.
Ad aprire i lavori è stato Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission, che ha sottolineato la volontà di “creare un ponte tra letteratura e cinema”, richiamando idealmente “Le città invisibili” di Italo Calvino.
“Una Calabria vibrante e complessa nella narrazione letteraria – ha dichiarato Grande – raccontata attraverso otto voci che hanno trasformato la nostra terra da luogo di passaggio a luogo di paesaggio, non immobile ma in movimento, nel segno di una convergenza tra parola scritta e immagine cinematografica”.
Sono intervenuti gli scrittori Carmine Abate, Angela Bubba, Domenico Gangemi, Gioacchino Criaco, Domenico Dara, Annarosa Macrì, Anna Mallamo e Vito Teti. A coordinare il dibattito è stato Giampaolo Calabrese, direttore della Calabria Film Commission.
Nel corso del confronto, Vito Teti ha evidenziato il valore culturale dell’iniziativa: “Questa è un’iniziativa di cui si sentiva il bisogno. Ringrazio la Film Commission. La Calabria è una terra complessa e contraddittoria, con un’identità plurale e mutevole. Rivendico la necessità di uno sguardo realistico che non è in contraddizione con la finzione narrativa”.
Soffermandosi sul tema delle rappresentazioni della regione, Domenico Gangemi ha posto l’attenzione sul rischio di una narrazione univoca della Calabria: “In Calabria si è scritto troppo di ’ndrangheta, alimentando l’equazione calabrese uguale ’ndranghetista. Dopo diversi libri sul tema ho scelto di allontanarmi da questa narrazione, perché rischia di rafforzare un pregiudizio che va oltre i reali demeriti della nostra terra”.
Con un ricordo legato alla genesi cinematografica di “Anime Nere”, Gioacchino Criaco ha raccontato le difficoltà incontrate agli inizi del progetto e la nuova situazione di dialogo con la Film Commission: “Quando giravamo per presentare il progetto, la Film Commission di allora non ci ricevette nemmeno. Impiegammo quattro anni per realizzare il film. Il lavoro straordinario di Francesco Munzi e i premi ottenuti hanno poi dimostrato il valore di quella scelta”.
Riflettendo sul rapporto tra scrittura e immagini, Carmine Abate ha sottolineato: “Vedere un proprio libro diventare film, osservare immagini e paesaggi prima descritti solo con le parole, fa comprendere ancora di più quanto sia bella questa terra e quanto meriti di essere raccontata attraverso il cinema”.
Sul valore della cultura come elemento fondante della comunità si è soffermata Annarosa Macrì: “Scrittori e registi, libri e cinema rappresentano la linfa vitale di una comunità. La vita culturale di una regione coincide con la vita stessa della Calabria”.
Angela Bubba ha invece richiamato i temi della migrazione e del ritorno alle origini: “È importante raccontare l’erranza, la partenza, ma anche il ritorno alle proprie radici, che può avvenire in mille modi diversi e non soltanto fisicamente”.
Nel suo intervento, Anna Mallamo ha evidenziato la necessità di superare una rappresentazione stereotipata del Sud: “Nelle narrazioni della Calabria mancano spesso le città. Siamo condannati all’immagine di una terra fatta solo di borghi da cartolina, mentre i paesi custodiscono assenze, difficoltà e verità profonde. Se vuoi raccontare qualcosa di autentico, non devi andare nel borgo patinato ma nel paese reale”.
A chiudere il panel è stata la riflessione di Domenico Dara sul significato più intimo della scrittura: “La letteratura è il tentativo di riparare alle mancanze della vita, a ciò che sentivamo assente nella quotidianità. Credo che questo sia il senso più profondo dello scrivere”.
Il panel ha confermato il crescente dialogo tra cinema e letteratura come strumenti di valorizzazione culturale e identitaria della Calabria contemporanea, in una prospettiva capace di guardare al futuro senza rinunciare alla complessità delle proprie radici.
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