
di FILIPPO COPPOLETTA
Tanta delusione e amarezza nelle parole di Giorgio Gorgone chiamato in sala stampa a fotografare il pomeriggio del Catanzaro a Marassi. Le Aquile erano avanti nel punteggio e anche in superiorità numerica, ma hanno finito per subire la rimonta della Sampdoria, uscita dal Ferraris con il 2-1 grazie alle reti di Lorenzo Insigne e Tjas Begic.
“Secondo me avevamo fatto un buon primo tempo, abbiamo ribattuto colpo su colpo contro una squadra che comunque ha delle qualità". La prima analisi del tecnico giallorosso che salva la prima frazione di gioco. Poi, però, qualcosa è cambiato nella ripresa. “Dovevamo rientrare in un modo diverso”, ammette Gorgone, riconoscendo anche come la Sampdoria abbia iniziato a spingere con maggiore intensità.
Il primo gol blucerchiato nasce, secondo l'allenatore, da una disattenzione. Ma è soprattutto la gestione della superiorità numerica a lasciare il maggiore rammarico. Dopo l'espulsione di Abildgaard al 64', infatti, il Catanzaro non è riuscito a sfruttare l'uomo in più e a trasformare il controllo della partita in occasioni concrete. “Quando sono rimasti in dieci era ovvio che si chiudessero, era ovvio che rimanessero bassi. Dovevamo essere più veloci a far girare la palla, perché poi l'occasione sarebbe capitata, come è capitata a Pecorino all'ottantesimo”. Un'occasione che avrebbe potuto cambiare nuovamente il volto della partita, ma che non è stata sfruttata.
Gorgone insiste proprio sulla necessità di saper leggere e interpretare diversamente i momenti decisivi. Perché, secondo il tecnico, il problema non è soltanto il risultato maturato a Genova, ma un copione che si è già ripetuto più volte in questo avvio di campionato.
“C’è molto dispiacere, c'è molta amarezza perché le partite, alla fine, vengono decise dai gol. Il risultato sposta tutto”. E allora arriva un messaggio rivolto innanzitutto a se stesso e alla squadra. “Questa squadra, oggi, in primis io, deve veramente alzare l'antenna, perché le buone partite, i buoni 50-60 minuti, non bastano più”.
Parole che assumono ancora più peso considerando che il Catanzaro ha visto sfumare un risultato positivo proprio nei minuti finali. Begic ha trovato infatti il gol del definitivo 2-1 all'85', completando una rimonta che ha lasciato le Aquile a mani vuote. E proprio da qui parte la riflessione più profonda dell'allenatore. “Dobbiamo capire che a un certo punto bisogna diventare anche qualcos'altro”, spiega Gorgone. Non basta, dunque, fare “delle buone cose” se poi nei momenti determinanti non arriva quella capacità di cambiare pelle che può permettere di portare a casa il risultato.
C'è poi il tema della condizione fisica. Gorgone chiede ai suoi giocatori un ulteriore salto di intensità. “Ci sono dei ragazzi che devono iniziare a spingere. In questo sport bisogna correre tanto, bisogna avere intensità, bisogna stare bene fisicamente”. Il messaggio è chiaro: “C’è da pedalare, c'è da lavorare. C'è da essere lucidi”.
Il tecnico non parla però di colpe individuali. Piuttosto, invita il gruppo a prendere consapevolezza della situazione e a trasformare la delusione in una spinta per cambiare qualcosa. “I complimenti che finiscono sempre con poco cominciano a essere un campanello d'allarme”, afferma. Per Gorgone, dunque, il tempo delle semplici buone prestazioni deve lasciare spazio alla ricerca di soluzioni concrete. “A questa squadra non basta fare quello che fa. A me non basta fare quello che faccio, quindi bisogna trovare delle soluzioni diverse”.
“Sono sicuro che il risultato influenzi anche me - ha ammesso sul finale - però se è capitato almeno tre/quattro volte su cinque e non ci ponessimo delle domande o dei dubbi, sarebbe un po’ da stupidi”. Un'autocritica netta, dopo un'altra partita in cui il Catanzaro ha visto sfumare punti preziosi per risalire la classifica.
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