Sanità, Abruzzo e Calabria: "Le Case della Comunità diventino vere reti di cura"

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  29 luglio 2026 09:03

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Giovani&Futuro Abruzzo e Giovani&Futuro Calabria  

Gli ultimi dati Agenas mostrano un segnale comune: l’Abruzzo arretra soprattutto negli esami diagnostici, mentre la Calabria conserva risultati migliori ma peggiora rispetto al 2025. Intanto entrambe le regioni stanno rafforzando Case della Comunità e servizi territoriali. La priorità è trasformare strutture e numeri telefonici in una presa in carico quotidiana, continua e misurabile.
Giovani&Futuro Abruzzo e Calabria propongono quindi “Salute di prossimità”, una sperimentazione di medicina di gruppo integrata che riunisca medici di famiglia, pediatri, infermieri di comunità, specialisti, psicologi, servizi sociali e personale amministrativo. 
Federica Vennitti, Presidente di Giovani&Futuro Abruzzo e coordinatrice del Tavolo nazionale Sanità

«In Abruzzo il forte calo degli esami diagnostici effettuati entro i tempi è un allarme. Nel Vastese e nelle aree interne alle attese si aggiungono distanze, collegamenti difficili e percorsi frammentati: il luogo in cui si vive non può incidere sul diritto alla diagnosi. Le Case della Comunità saranno utili solo se aperte, dotate di personale e collegate davvero con medici, specialisti, infermieri, CUP e servizi sociali. La sanità non si misura nei tagli di nastro, ma nel tempo necessario per ricevere una risposta».
Ludowika Tripodi, Presidente di Giovani&Futuro Calabria

«La Calabria presenta percentuali migliori, ma il confronto con il 2025 esclude ogni trionfalismo. Restano differenze tra province, mobilità sanitaria e difficoltà nei territori periferici. Il 116117 e gli accordi per le Case della Comunità sono passi positivi, purché gli stessi standard siano garantiti da Cosenza a Reggio Calabria. La medicina di gruppo integrata deve evitare che il cittadino sia lasciato solo tra prenotazioni, viaggi e servizi che non comunicano».
La proposta operativa • Équipe e accesso: presidio territoriale almeno dodici ore nei feriali, coordinato con continuità assistenziale 116117.  Presa in carico: un referente e un piano condiviso per cronicità, disabilità, fragilità e bisogni complessi. Diagnostica di prossimità: strumenti di primo livello, telemedicina e collegamento diretto con CUP e ospedali. Verifica pubblica: monitoraggio semestrale di attese, pazienti seguiti, ricoveri e accessi evitabili ai Pronto soccorso.
Le due Presidenti chiedono a Marco Marsilio e Roberto Occhiuto di aprire a settembre due tavoli regionali con aziende sanitarie, professionisti, Comuni e rappresentanze dei pazienti, individuando i distretti nei quali avviare il progetto per dodici mesi.
«Due regioni, problemi diversi, una responsabilità comune: non lasciare nessuno solo davanti al proprio bisogno di cura»