
di FRANCO CACCIA*
La notizia era nell’aria da tempo, ma ora ha i crismi dell’ufficialità: con la delibera del Consiglio dei Ministri del 9 aprile, il Governo Meloni ha sancito la fine del commissariamento della sanità in Calabria. Dopo diciassette lunghi anni di gestione straordinaria, le funzioni di programmazione ed organizzazione dei servizi sanitari tornano finalmente nelle mani della politica regionale. Si chiude così una stagione complessa per un settore vitale che incide direttamente sulla qualità della vita di ogni cittadino.
Dal rigore dei bilanci alla centralità della persona Il bilancio di quasi un ventennio di commissariamento è, agli occhi dei calabresi, segnato da ombre profonde. Al netto di rare e lodevoli eccezioni, la sequela di commissari che si sono alternati verrà ricordata per gestioni spesso opache, talvolta imbarazzanti, e soprattutto per una sistematica chiusura di presidi territoriali. Senza l’attivazione di servizi alternativi, queste scelte hanno di fatto eroso l’esercizio del diritto costituzionale alla salute. Per troppi anni, il dibattito si è ridotto a una serie di slogan punitivi: tagliare le
spese, abbattere i costi, bloccare le assunzioni. Sebbene il risanamento finanziario fosse una tappa obbligata e necessaria, la logica del risparmio non avrebbe mai dovuto trasformarsi in una barriera all'accesso alle cure.
La centralità di una visione Le chiusure di ospedali e presìdi sanitari del territorio, in teoria, avrebbero dovuto rappresentare lo strumento per una riorganizzazione efficiente, volta a eliminare gli sprechi
ed a potenziare i servizi. Tuttavia, la realtà è stata diversa. I calabresi non contestano il
rigore in sé, spesso opportuno per bonificare il sistema, ma la totale assenza di una
visione organizzativa complessiva. È mancata infatti una strategia capace di ricordare
che la missione ultima della sanità non è far quadrare i conti, ma garantire la salute
pubblica attraverso una gestione efficiente del sistema organizzativo, ospedaliero e
territoriale.
Ripartire dalle risorse umane Qualsiasi progetto, volto a ri-organizzare il sistema sanitario regionale, non può prescindere dalla valorizzazione del suo bene più prezioso: il capitale umano. Non esiste
innovazione tecnologica o risanamento economico che possa funzionare senza il coinvolgimento attivo di chi, ogni giorno, opera in prima linea. È prioritario, dunque, avviare un’azione profonda per ri-motivare le professionalità che operano nelle aziende sanitarie e ospedaliere. Se si fosse data voce a chi lavora nelle trincee del sistema sanitario, molti miglioramenti sarebbero già realtà. Dalla telefonata di supporto per la prenotazione di una visita/prestazione sanitaria, alla gestione dell’accoglienza nei servizi, fino alla fruizione della prestazione attesa, gli operatori maturano conoscenze preziose per elevare la qualità dei servizi e migliorare il livello delle cure per i cittadini. Oggi, la vera sfida della nuova gestione è trasformare questo patrimonio di esperienze nel pilastro su cui costruire
moderne politiche della salute.
Nuova leadership per la salute delle comunità La fine del commissariamento non è un traguardo, ma un punto di partenza che impone alla politica regionale l’assunzione di precise responsabilità. In questo scenario, la decisione più urgente e significativa riguarda la nomina dei Direttori Generali per le
Aziende Sanitarie e Ospedaliere ancora prive di una guida stabile. Non è più il tempo delle nomine basate su equilibri di parte o logiche di appartenenza. Per vincere la sfida del futuro, la Calabria ha bisogno di manager competenti e motivati, capaci di interpretare il mandato non come una gestione burocratica, ma come una vera e propria missione di rinascita. La scelta dovrebbe essere altresì indirizzata, in via prioritaria, verso persone attente allo sviluppo del pensiero creativo.
Le organizzazioni complesse, come il caso delle aziende sanitarie, sono infatti chiamate ad affrontare sfide continue che possono essere gestite con successo solo attraverso l’uso di approcci organizzativi moderni e partecipati. Si pensi all’imminente apertura delle Case della Comunità, in Calabria ne
sono previste ben 63, pilastri di una riforma che mira a rivoluzionare l’assistenza sul territorio e che richiede la partecipazione attiva dei comuni e del sistema degli enti del Terzo settore. Questi nuovi presidi non sono semplici strutture fisiche a cui apporre una nuova etichetta per continuare a fare quanto si è fatto finora. Sono invece servizi innovativi pensati per realizzare una sanità di prossimità, con cui rispondere ai bisogni dei cittadini direttamente nel loro ambiente di vita e coinvolgendoli attivamente per la promozione e la tutela della salute quale bene comune. Siamo quindi ad una fase di transizione in cui è possibile fare della salute il principale fattore di coesione territoriale e di
promozione della qualità della vita dei calabresi. Quello che serve è avere nuovi leader all’altezza del compito, persone orgogliose del loro ruolo che accettino la sfida di accompagnare la Calabria nel cammino necessario per farla diventare, con merito, regione di eccellenza nel campo delle moderne politiche della salute.
*Sociologo delle organizzazioni
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