






Tra il deserto di Germaneto, la beffa dei taxi per Napoli e i veti della politica: lo psicodramma della sanità calabrese va in scena alla Provincia
05 giugno 2026 15:00di GUGLIELMO SCOPELLITI
La sanità calabrese sanguina soldi, pazienza e, purtroppo, vite umane, mentre la politica si perde nel risiko di carta sul posizionamento di nuovi, ipotetici ospedali di cui non esiste nemmeno la prima pietra. C’è una realtà cruda che emerge dalle mura della Sala Conferenze dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, dove l’associazione La Tazzina della Legalità e Confassociazioni Calabria hanno presentato un documento programmatico destinato a scuotere la giunta regionale guidata da Roberto Occhiuto. Un dossier denso, intitolato “Servizi Sanitari tra emergenze e nuove proposte”, che mette a nudo lo stallo di un sistema strutturalmente incapace di garantire i livelli minimi di assistenza.
Il cuore della protesta colpisce il silenzio assordante attorno al Policlinico Universitario di Germaneto, un gigante d'eccellenza monco, privo di un reparto d'emergenza. “Non ci interessa dove nascerà il nuovo ospedale di Catanzaro” — tuona Sergio Gaglianese, presidente della Tazzina della Legalità — “ci interessano i servizi reali, a partire dall’apertura immediata del pronto soccorso a Germaneto”. Nel mirino finiscono tutti: la Regione di Roberto Occhiuto, la Catanzaro di Nicola Fiorita, le pigrizie di un sistema che predilige i grandi annunci immobiliari all'efficienza quotidiana. Il dibattito sul nuovo ospedale assomiglia alla prenotazione di un tavolo al ristorante di nozze prima ancora di aver trovato la sposa. Nel frattempo, la realtà morde. Gaglianese ricorda che il Pugliese cade a pezzi sotto il profilo sismico, eppure la politica locale balbetta: “Siamo davanti al gioco del silenzio” — ringhia l'attivista — “dove nessuno vuole scottarsi le mani per non irritare i rispettivi alleati di coalizione”.
Il dottor Giovanni Primerano, referente scientifico dell'iniziativa, mette in fila i numeri della disfatta, partendo dai 330 milioni di mobilità passiva drenati verso gli hub settentrionali: “Il Policlinico di Germaneto senza pronto soccorso rappresenta un paradosso unico in Italia, un’infrastruttura monca da vent’anni”. Primerano srotola il nastro dei colpevoli storici, da Loiero a Scopelliti fino a Oliverio, per poi planare sull’oggi. Le soluzioni ci sarebbero, scritte nelle pieghe di leggi mai applicate. Cita la norma per arruolare i medici pensionati under 75 per tappare i buchi nei pronto soccorso. L'ordine dei medici di Catanzaro ne conta quattrocento pronti a rientrare, a costo zero per la formazione. Eppure la Regione preferisce reclutare professionisti dai Caraibi che non parlano la nostra lingua.
C'è poi il capitolo dell'extra-budget per le strutture private accreditate, una leva che Lombardia e Veneto usano da anni per abbattere le liste d'attesa dei famigerati DRG killer, dalla cardiochirurgia all'ortopedia. In Calabria regna lo stallo. Si assiste così alla chiusura dell'ospedale Sant’Anna senza che un’altra struttura venga autorizzata a intercettare i 60 milioni di euro che ogni anno migrano fuori regione per i disturbi cardiovascolari.
I numeri del disastro economico, del resto, parlano da soli. Oltre cinque miliardi di euro lasciano il Sud ogni anno per foraggiare la sanità settentrionale. Per la sola Calabria si calcola una voragine di circa 330 milioni di euro di mobilità passiva. Denaro pubblico che viaggia su treni e aerei diretti in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, impoverendo un territorio che non riesce così ad intercettare nemmeno i flussi della silver economy, frenata dalla paura concreta di non trovare cure adeguate in caso di bisogno.
La discussione in sala si surriscalda con l'intervento di Enzo Bruno, consigliere regionale d'opposizione, che spara a zero sulle ultime narrative della maggioranza. Bruno bolla come una fake news l'annuncio della fine del commissariamento, ricordando come la Calabria sia ancora saldamente legata al cappio del piano di rientro.

L'esponente dem svela il paradosso della convenzione con la clinica SDN di Napoli, che spedisce i calabresi in Campania a fare le Pet pagando loro persino il taxi: “Spediamo i nostri malati in gita sanitaria a spese nostre perché non siamo capaci di garantire la diagnostica sul territorio”. La scelta di affidare lo studio di fattibilità del nuovo ospedale al Politecnico di Milano viene vissuta nei corridoi come l'ennesimo schiaffo alle competenze locali.
A chiudere il cerchio, il presidente della Provincia Amedeo Mormile e l'avvocato Peppino Mariano di Confassociazioni. Mormile, giunto in corsa a riunione inoltrata, prima liquida i comitati civici sorti per gemmazione elettorale a caccia di visibilità immediata, poi sposta il mirino sui medici di base: “Firmano contratti su base demografica e poi decidono da soli se aprire lo studio a monte o a valle, privando i cittadini dell'assistenza minima”. Sul nodo del nuovo ospedale, la sua conclusione è una frustata alle esitazioni dei partiti: “Se per decidere dove collocare una struttura vitale dobbiamo chiedere il parere al bottegaio all'angolo, allora è meglio dimettersi”.

Per l'avvocato Mariano la sanità calabrese assomiglia a un tabù dove “più si scava, più l’odore diventa insopportabile”, alludendo a primari d’oro pagati per turni senza pazienti mentre al pronto soccorso del Pugliese scoppiano sotto il peso dei codici bianchi. Si parla, tra i sussurri dei presenti, di uno specialista in emergenza assunto da due anni a Germaneto che passeggia nei corridoi universitari senza aver mai visto un malato.
Il documento programmatico di questa fronda anomala finirà presto sul tavolo del governatore. Chi conosce le dinamiche della Cittadella scommette che Roberto Occhiuto leggerà quelle righe con la consueta freddezza del pragmatico, diviso tra l'esigenza di dare risposte al territorio e l'obbligo di blindare i bilanci senza irritare i potentati che vigilano sulle convenzioni private. Per quanto di nostra conoscenza, nessuno si aspetta una rivoluzione immediata; eppure la fiammata sollevata in provincia dimostra che la tregua armata sul welfare catanzarese ha i giorni contati.
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