
I finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza del valore di 2,4 milioni di euro, firmato dal Procuratore facente funzioni Vincenzo Quaranta, sottoponendo a vincolo le strutture aziendali e operative di tre aziende. Secondo quanto emerso dalle indagini fin qui condotte, le stesse sarebbero state strumentali a un programma delittuoso finalizzato alla realizzazione di una frode ai danni del Servizio sanitario nazionale.
La Procura della Repubblica di Lamezia Terme, ritenendo sussistente il concreto e attuale pericolo che la libera disponibilità delle società potesse favorire la commissione di ulteriori reati della stessa specie, ha adottato il provvedimento con l’obiettivo di interrompere senza ritardo un sistema di “complicità”. Un meccanismo che, secondo l’ipotesi investigativa e nel pieno rispetto della presunzione di non colpevolezza, sarebbe stato messo in piedi dai gestori delle ditte coinvolte con la collaborazione di tre dirigenti medici in servizio presso la Struttura operativa complessa di Otorinolaringoiatria e Patologia cervicofacciale dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, oggi Azienda universitario-ospedaliera “Renato Dulbecco”, e, fino all’ottobre 2024, anche con un dirigente medico del Distretto sanitario di Lamezia Terme, addetto ai controlli delle pratiche e al rilascio delle autorizzazioni.
Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, i dirigenti medici avrebbero direttamente falsificato documentazione sanitaria — impegnative per visite ed esami specialistici, esami audiometrici, prescrizioni e collaudi di protesi — necessaria per ottenere la fornitura di ausili a carico dell’Asp di Catanzaro, oppure avrebbero consentito ai gestori delle ditte di predisporla a loro nome. In relazione alle circa 2.900 pratiche esaminate, non risulterebbe traccia degli accessi degli intestatari presso la struttura (prenotazioni e registrazioni al Cup), e anche nei casi in cui i pazienti sarebbero stati accompagnati in gruppo, non emergerebbero riscontri documentali.
I reati ipotizzati — che sarebbero stati commessi anche in forma organizzata — sono falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria. Dieci le persone coinvolte, a vario titolo, nelle indagini condotte dalle Fiamme gialle lametine, che avrebbero accertato un sistema illecito finalizzato a ottenere indebiti rimborsi per l’acquisto di protesi acustiche. Nel dettaglio, sarebbe stato ricostruito un iter procedimentale in cui gli indagati avrebbero redatto documentazione medica facendo risultare falsamente che alcuni soggetti — talvolta del tutto ignari o non bisognosi di ausili — fossero stati sottoposti a visita otorinolaringoiatrica e ad esame audiometrico, anche al fine di ottenere o aggravare il riconoscimento dell’invalidità civile. Risulterebbe inoltre falsa la documentazione relativa al collaudo delle protesi acustiche fornite dalle ditte coinvolte.
Allo stato delle indagini, sono circa 2.900 le pratiche che presentano evidenti irregolarità.
È emerso inoltre un caso che ha destato particolare allarme tra gli investigatori: un paziente, al quale erano stati prescritti e forniti ausili acustici facendo risultare falsamente l’intero iter diagnostico presso l’Ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, recatosi di recente in un’altra struttura ospedaliera del capoluogo, ha appreso di non avere alcun problema uditivo e ha ricevuto indicazione di non utilizzare le protesi, in quanto potenzialmente dannose. Diversi pazienti hanno inoltre riferito di non aver tratto alcun beneficio dall’utilizzo degli ausili o di non averli utilizzati a causa dei fastidi riscontrati.
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