Sanità. Truffa su rimborsi farmaci, condannato l'ex sindaco di Joppolo coinvolto nella sua qualità di farmacista

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Farmaci

  21 dicembre 2020 18:19

L'ex sindaco di Joppolo Giuseppe Dato è stato condannato a tre anni di reclusione, nella sua veste di farmacista, insieme ad altre due persone, Giuseppa Scinica, dipendente di uno studio medico e Carmen Ferraro dipendente della farmacia di Dato, per associazione a delinquere, truffa e falso nell'ambito del processo scaturito dall'inchiesta "Pharma bluff" su una truffa al Servizio sanitario nazionale scoperta nel gennaio del 2014 dalla Guardia di Finanza.

E' stato assolto, invece, il medico di base Francesco D'Agostino, nel cui studio lavorava Scinica. D'Agostino è stato assolto "per non aver commesso il fatto" dall'accusa di associazione a delinquere e perché "il fatto non costituisce reato" da truffa e falso. Tutti erano sotto processo per fatti commessi in data successiva al 29 marzo 2013, mentre per quelli antecedenti quella data, i reati sono prescritti.

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L'inchiesta era nata dopo il rinvenimento, nell'ottobre del 2012, da parte degli uomini della Forestale di Vibo Valentia, di
un considerevole numero di confezioni di medicinali integre ed ancora in corso di validità abbandonate sul ciglio della strada
nei pressi della frazione Caroniti di Joppol

Dopo averne ricostruito la "storia" dei farmaci ed avere individuato la farmacia, le successive investigazioni svolte sotto la direzione della Procura di Vibo avevano permesso di accertare l'esistenza di un presunto sodalizio costituito da farmacisti e studi medici compiacenti, dedito, secondo l'accusa, alla commissione di plurimi reati di truffa in danno del Servizio Sanitario Nazionale, concretizzatosi con la fittizi  prescrizione di farmaci ai danni di ignari assistiti, esenti dal pagamento del ticket, e la conseguente richiesta di rimborso all'Asp. La farmacia, secondo l'accusa, erogava i farmaci ai propri assistiti in assenza di prescrizione medica, mentre la regolarizzazione del medicinale dispensato avveniva solo in un secondo momento tra medico e farmacista. In questa fase le ricette sarebbero state "gonfiate" con l'applicazione di una o più fustelle. Quindi gli imputati si sarebbero disfatti delle confezioni fittiziamente commercializzate. 

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