Santa Messa vespertina della vigilia della festa dell'Assunzione, l'omelia del vescovo di Lamezia

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  15 agosto 2026 16:57

“Maria è una di noi, una creatura, e la beatitudine di Maria è una beatitudine che contagia ognuno di noi” perché “Maria è segno di ciò che è possibile”. Questo, uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata ieri sera dal vescovo, monsignor Serafino Parisi, nella Santa Messa vespertina della vigilia della festa dell’Assunzione officiata nel santuario della Madonna di Dipodi in Feroleto Antico.

Partendo dal Vangelo del giorno, monsignor Parisi, ha sottolineato che “la salvezza che Dio ha già operato per ognuno di noi è possibile per ogni creatura” e “questa è l'assunzione, cioè c'è l’elevazione della nostra umanità fin dentro il mistero di Dio. E questa è una cosa che è provocatoria per ognuno di noi perché non abbiamo scuse”. Infatti, “Maria non è irraggiungibile. L’evangelista Luca ci dice che non è irraggiungibile in quanto la sua è una beatitudine che interessa ognuno di noi perché ognuno di noi, nella sua carne mortale, ha la speranza di essere rivestito di immortalità” ed è “in questo senso che Maria è segno di consolazione e di sicura speranza” perché “l'espressione della fede, la possibilità di vivere la fede è offerta a tutti allo stesso modo. Quindi, Maria è questo segno di una umanità che può - e in Lei è già arrivata in Dio - ma è raggiungibile non irraggiungibile. È raggiungibilissima se, appunto, accogliendo la provocazione del Vangelo, noi ascoltiamo la parola di Dio e la mettiamo in pratica perché la fede è esattamente questo: ‘sia fatta, Signore, la tua volontà’, che è stata l'espressione iniziale di Maria, la dichiarazione della sua disponibilità, della sua docilità alla volontà di Dio (‘Eccomi sono la serva del Signore avvenga di me secondo la tua parola’)”.

La fede, quindi, altro non è che “poter costruire la nostra vita sulla roccia della parola – ha aggiunto il Vescovo -, della volontà di Dio che è per noi una volontà di bene anche quando noi non riusciamo a comprendere i modi con i quali il Signore ci tratta. A volte ci sembrano modi bruschi, caustici, incomprensibili: ‘un uomo non si comporta così, un padre non si può comportare così’ - glielo diciamo -. A volte ci sentiamo anche abbandonati ‘Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?’. È difficile comprendere la volontà del Signore. Però, dentro la volontà di Dio attraverso il percorso, a volte davvero tortuoso della nostra vita, si deve realizzare la salvezza che è già operativa: c'è bisogno soltanto, come Maria, di essere disponibili a compiere la sua volontà: accogliere la pro-vocazione, cioè la vocazione a fare, a costruire qualche cosa sullo stile di Maria, che è quello della forza e della tenerezza, e sullo stile di Gesù, che è quello dell'amore, l'amore che vince tutto anche la morte. E, quindi, le tracce della umanità che passa attraverso il mistero della morte sono recuperate in Dio e vestite di immortalità: questo è il nostro punto di arrivo, la meta verso la quale ognuno di noi deve correre. E, quindi che cosa si fa sulla terra? Quello che ha fatto Maria: docilità alla volontà di Dio, pratica della parola del Signore che è sempre una parola di carità, di amicizia, di pace, di costruzione di relazioni belle, capaci di sostenere la storia anche nei momenti più bui, più tragici, più brutti della esistenza di tutta l'umanità”. Da qui l’augurio che la festa dell’Assunzione “sia davvero la celebrazione di un'umanità che aspira ad essere in Dio come già in Maria”.