Scoppa: “La libertà non muore, la lezione pasquale”

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  05 aprile 2026 12:15

di SANDRO SCOPPA

C’è un filo diretto tra la Pasqua e il nostro tempo, ed è molto più concreto di quanto si creda. Non riguarda solo la fede, ma il rapporto tra individuo e potere. La vicenda di Gesù Cristo è quella di un uomo che non accetta di piegare la propria coscienza a un ordine imposto. Non costruisce un’alternativa politica, non organizza una resistenza strutturata: compie una scelta personale, radicale, che sfugge a ogni tentativo di controllo. Ed è proprio questa libertà, non incasellabile, a risultare intollerabile per chi governa.

Nel racconto pasquale si consuma un conflitto che oggi assume forme nuove. Allora erano l’autorità imperiale e quella religiosa a reagire; oggi sono apparati amministrativi, regolatori, tecnocratici che, con strumenti più sofisticati, inseguono lo stesso obiettivo: orientare, dirigere, correggere le scelte individuali. Non si tratta più di condanne pubbliche, bensì di vincoli normativi, obblighi, autorizzazioni, controlli diffusi. La logica, tuttavia, resta identica: ridurre lo spazio dell’autonomia personale in nome di un ordine definito dall’alto.

Negli ultimi anni questa tendenza si è accentuata in modo evidente. Dalla regolazione sempre più invasiva del mercato abitativo ai tentativi di fissare prezzi, vincolare contratti, limitare l’uso dei beni; dalle politiche fiscali che premiano o penalizzano comportamenti individuali fino alla moltiplicazione di adempimenti che trasformano ogni attività in un percorso autorizzato. Si interviene su tutto: proprietà, impresa, risparmio, perfino sulle scelte quotidiane. Ogni ambito diventa oggetto di disciplina. Ogni libertà viene accompagnata da una condizione.

Eppure la lezione della Pasqua resta intatta. La crocifissione rappresenta il momento in cui il potere si illude di aver eliminato ciò che non riesce a controllare. In quel contesto risuona una delle parole più nette e verificabili dei Vangeli: «Il mio regno non è di questo mondo». Non è una fuga, né una rinuncia: è il rifiuto di riconoscere al potere terreno una sovranità totale sull’individuo. È l’affermazione di uno spazio che nessuna autorità può occupare.

La resurrezione, allora, segna il fallimento di ogni pretesa di dominio assoluto. Nessuna autorità può chiudere definitivamente lo spazio dell’individuo. C’è sempre una dimensione che sfugge: quella delle decisioni personali, delle responsabilità assunte senza delega, delle scelte che non possono essere pianificate né sostituite.

Questo limite è oggi più attuale che mai. In un ambito in cui si moltiplicano gli interventi pubblici presentati come necessari, inevitabili, persino “scientifici”, si ripropone la stessa illusione di fondo: che esista un centro capace di conoscere abbastanza da decidere per tutti. Ma la realtà sociale è fatta di informazioni disperse, di preferenze diverse, di conoscenze locali che nessuna autorità può raccogliere e coordinare integralmente. Ogni tentativo di sostituire questo ordine con decisioni centralizzate produce effetti opposti: meno libertà, meno efficienza, meno responsabilità.

C’è infine un aspetto che merita attenzione. La vicenda pasquale non celebra la forza delle istituzioni, esprime piuttosto la capacità dell’individuo di resistere. Non è un racconto di organizzazione, bensì di scelta. Non è un modello di governo, bensì una testimonianza del limite del potere. Ed è proprio questo a renderla attuale: in un tempo in cui si invocano sempre nuove regole, nuovi interventi, nuove forme di tutela, essa ricorda che la libertà non nasce dall’alto, nasce dal basso, attraverso decisioni individuali che nessuna autorità può sostituire.

Pasqua, allora, non è solo memoria. È un criterio per leggere il presente. Ogni volta che il potere si espande oltre i suoi confini, ogni volta che pretende di orientare le vite anziché garantire spazi di scelta, si avvicina al suo limite. E proprio lì, dove il controllo si fa più pervasivo, la libertà torna a emergere. Non come concessione, ma come atto individuale che nessuna autorità può definitivamente sopprimere.

Buona Pasqua a tutti.


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