Sentenza Lucano, motivazioni durissime: "Nessun “reato di umanità”, solo profitto e avidità"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Sentenza Lucano, motivazioni durissime: "Nessun “reato di umanità”, solo profitto e avidità"
Mimmo Lucano
  17 dicembre 2021 16:28

di EDOARDO CORASANITI

“L’esito del giudizio ha comportato l’affermazione della penale responsabilità nei confronti di Lucano e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori, che hanno condiviso, assieme a lui, la logica predatoria delle risorse pubbliche provenienti dai progetti Sprar, Cas e Msna, sempre più asserviti ai loro appetiti di natura personale, spesso declinati in chiave politica, e soddisfatti strumentalizzando a loro vantaggio il sistema dell’accoglienza dei migranti che, da obiettivo primario e apprezzabile di quelle sovvenzioni, è diventato un comodo paravento dietro cui occultare le vistose sottrazioni di denaro pubblico che essi attuavano, per fini esclusivamente individuali”.

Oltre 900 pagine, migliaia e migliaia di parole per motivare la sentenza di condanna a 13 anni e 2 mesi a Domenico Lucano, ex sindaco di Riace, con l’accusa di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nell’ambito dell’indagine “Xenia”, su presunte irregolarità nella gestione dei progetti di accoglienza dei migranti nel Comune.

Banner

Il collegio del Tribunale di Locri presieduto da Fulvio Accurso (a latere Cristina Foti e Rosario Sobbrio) non usa mezzi termini e schiaccia ogni ipotesi di lettura alternativa dei fatti: “Senza l’uso di lenti deformanti e, soprattutto, senza compiere fughe in avanti realizzate nel tentativo di prescindere dalla piattaforma probatoria, cercando di ignorarla, in nome di una presunta persecuzione politica, che si dimostrerà insussistente”.

I giudici ci tengono a chiarirlo già dalle prime righe: la tematica dell’integrazione è al di fuori del perimetro di gioco anche perché “nei primi anni veniva senz’altro praticata su quel territorio, ove si era riusciti mirabilmente a dare dignità e calore a uomini e donne venuti da terre remote, cercando di alleviare i percorsi di vita fatti di stenti e dolore”. La situazione sarebbe cambiata però per i tre magistrati che il 30 settembre scorso hanno condannato e assolto   : il processo avrebbe “messo in luce meccanismi illeciti e perversi, fondati sulla cupidigia e avidità, che ad un certo punto hanno cominciato a manifestarsi in modo prepotente in quei luoghi e si sono tradotti in forme di vero e proprio arrembaggio ai cospicui finanziamenti che arrivavano in quel paesino, che per anni era stato economicamente depresso”. Povertà che avrebbe costruito il sistema per far arrivare più fondi dalla Comunità europea. Il risultato? “Alimentare gli appetiti di chi poteva fare incetta di quelle somme senza alcuna forma di pudore”.

Solo il profitto, secondo i giudici, sarebbe stata la stella polare che avrebbe orientato gli amministratori di Riace nell’arco temporale dal 2014 al 2017: “Non c’è traccia di fantomatici “reati di umanità” che sono stati in più occasioni evocati da più parti, in quanto le vorticose sottrazioni che sono state compiute non servivano affatto a migliorare il sistema di accoglienza e la qualità dell’integrazione dei migranti, ma solo a trarre profitto, nelle diverse forme e che non hanno alcuna connotazione altruistica, né alcunché di edificante”.

Oltre a Mimmo Lucano, tra gli altri condannati spiccano la compagna eritrea dell’ex primo cittadino Lemlem Tesfahun (4 anni e 10 mesi), e il presidente dell’associazione Città Futura Ferdinando Antonio Capone (9 anni e 10 mesi).Condannata anche la segretaria Cosimina Ierinò (8 anni e 10 mesi) mentre l’ex assessore comunale Renzo Valilà è stato assolto per non aver commesso il fatto.

Banner

Da questo momento scocca l'ora in cui gli imputati (e la Procura) potranno presentare ricorso in Appello per cercare di ribaltare il quadro pesante tratteggiato dal collegio di Locri. Su tutti, lo faranno i legali di Lucano, gli avvocati Giuliano Pisapia e Andrea Daqua, i quali già dalle prime ore dopo la sentenza hanno commentato la decisione affermando che si tratta di "una sentenza lunare e una condanna esorbitante che contrastano totalmente con le evidenze processuali". Subito dopo la sentenza la galassia culturale e politica vicina a Lucano e alla sinistra ha sollevato polemiche, agitato principi costituzionali presuntivamente violati, e ritenuto che la decisione fosse un attacco ai principi di solidarietà e umanità. 

Banner

 
Le condanne

Abraha Gebremarian – 4 mesi

Ammendolia Giuseppe, detto “Luca” – 3 anni e 6 mesi

Balde Assan – 1 anno

Curiale Oberdan – 6 anni

Ierinò Cosimina – 8 anni e 10 mesi

Keita Oumar – 1 anno

Lucano Domenico – 13 anni e 2 mesi

Maiolo Annamaria – 6 anni

Musuraca Cosimo Damiano – 1 anno

Musuraca Gianfranco – 4 anni

Romeo Salvatore – 6 anni

Taverniti Maria – 6 anni e 8 mesi

Tesfahun Lemlem – 4 anni e 10 mesi

Tesfalem Filmon – 1 anno

Tornese Jerry – 6 anni

Le assoluzioni

Daniele Prencess

Alberto Gervasi

Domenico Latella

Moumen Nabil

Petrolo Antonio Santo

Romeo Salvatore

Renzo Valilà

Rosario Zurzolo

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner