Serafino Schipani dedica una poesia alla Toscana: il testo inviato alla Regione

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  22 luglio 2026 15:09

Un'opera poetica dedicata alla Toscana, un omaggio che il dotto Serafino Schipani ha voluto fare a una regione così ricca di natura, arte, storia, personalità illustri a livello planetario. Il poeta Serafino Schipani, in arte Seraschi, originario di  Sersale, ha affidato al giornalista e mediatore interculturale Francesco Stanizzi il delicato incarico di divulgarla come contributo culturale a livello nazionale e non solo. Il giornalista Francesco Stanizzi, tenuto conto che il testo sintetizza magistralmente lo spirito di questo ricchissimo territorio, ha peraltro trasmesso ufficialmente la bellissima poesia di Serafino Schipani al presidente della Regione Toscana e all'assessore alla Cultura, proponendo di stamparla su un pannello da affiggere negli uffici regionali e turistici della Toscana.

Ecco la poesia sottoposta qui al libero giudizio dei lettori:

TOSCANA
Preclara terra d’Etruria,
per quanto ti rimiri,
quasi per incanto,
radiosa
ovunque appari:
dalla cima eburnea apuana
alla Maremma,
ormai non più malsana,
corsa
dall’Ombrone,
che,
al disgelo impetuoso,
ne abbeverò i cavalli
un tempo bradi
e di poi
dai butteri gagliardi
resi docili alle briglie,
e, ora,
premuroso,
nell’ampia foce
accoglie
variopinti uccelli
e dona loro
nutrimento e ristoro.
Come la matrona
di tirrena stirpe,
il patrizio sposo accanto,
solenne si adagia
sul regal giaciglio,
tale,
ben salda
al rupestre Appennino,
che sacri
ha gli anfratti della Verna,
ti protrai dolcemente
e teco conduci
nel lungo declinare
l’Arno imperioso
insino alla spiaggia lontana
che,
la carezzevole risacca,
senza sosta,
leviga o appiana.
Rigogliosi sui monti
da secoli
vegetano i castagni
e, in lontananza,
come guglie gotiche
sui digradanti clivi
svettano
acuminati i cipressi
dal pallido verde degli ulivi.
A valle,
gli ondulati
ubertosi campi
segnano
interminabili filari,
che, ben allineati,
nel mite settembre,
tra pampini vermigli
traboccano
di grappoli
indaco e dorati.
Tutt’intorno,
sulle vaghe alture,
turrite contrade,
stracariche di storia,
rammentano
al viandante
un remoto passato
di epiche disfide
cruenti
e, ahimè,
a volte fratricide.
Nutrice di eccelse menti,
la tua progenie,
con la tavolozza iridata,
la squadra ed il compasso,
lo scalpello
e le prodigiose lenti,
dal nulla
ebbe l’ardire
di trarre
quanto più di ignoto e di sublime
cui,
nella scienza e nell’arte,
il genio umano
possa pervenire.
E patria fosti
a colui che,
da vivo,
osò varcare
dell’aldilà la soglia
e,
dopo impervia lacrimosa via,
scalò i cieli
e,
tra gli Angeli e i Beati
avuto asilo,
al cospetto ascese
dell’Eterno Lume
che sul Sinai rifulse
e il volto avvampò
al pargolo del Nilo.
E i natali vanti
dell’erudito amante
che con rime
sonore come le acque
di un ruscello limpido
e frusciante
rese immortale
di Laura
il diletto nome
e il lauro cinse
sulle brizzolate chiome.
Già dalle origini
a te arrise
Madre Natura
genitrice
e, amabile,
la tua effigie
volle trapunta
d’ogni suo colore,
onde,
da sempre tu sei
nel giardino d’Italia
il più bel fiore.
(giugno 2026)
 
Serafino Schipani


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