"Si al regionalismo differenziato, ma con un'altra classe dirigente". A Milano l'intervento del candidato a presidente della Calabria, Giuseppe Nucera

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images "Si al regionalismo differenziato, ma con un'altra classe dirigente". A Milano l'intervento del candidato a presidente della Calabria, Giuseppe Nucera
Giuseppe Nucera
  15 ottobre 2019 18:35

"È necessario che anche in Calabria si inizi a guardare in modo diverso al regionalismo differenziato. Secondo me, può infatti rappresentare una necessità ma anche un'opportunità, uno strumento per cambiare. Ma per ottenere risultati concreti deve cambiare anche l'attuale
classe dirigente, che in 50 anni non ha avuto il coraggio di incidere, né a Roma né a Milano".

Lo ha detto, è scritto in una nota, Giuseppe Nucera, promotore del movimento civico indipendente "La Calabria che vogliamo" e candidato alla presidenza della Regione Calabria (LEGGI QUI), al convegno "Regionalismo differenziato: un ponte tra Nord e Sud", tenutosi a Milano. Un incontro organizzato dall'associazione "L'Italia in movimento", che ha visto l'imprenditore calabrese confrontarsi con alcuni esponenti politici lombardi. "Io dico sempre - ha rimarcato Nucera - di essere un meridionalista estremo. Questo Paese è cresciuto con il Sud, basti pensare che l'Unità d'Italia è partita dal Sud. Io sono convinto e determinato promotore del regionalismo differenziato perché in Calabria le risorse umane possono determinare una nuova scena, un nuovo sviluppo. Se io mi vergogno di quella sanità che abbiamo in Calabria la colpa è della politica, di quei 50 anni in cui ha fatto affari e portato avanti clientelismo. Ho deciso di scendere in campo per portare un messaggio diverso, di rottura, verso questo sistema. Il regionalismo inteso da Zaia è individualistico, volto a togliere a noi per avere più risorse. Ci sono dati tremendi. La spesa della regione veneta rispetto alle altre regioni meridionali per i servizi che dà è doppia. Non possiamo coprire la polvere sotto il tappeto. Ci sono problemi seri. Noi siamo una Repubblica unita e solidale. Non si può prescindere dal concetto fondamentale che è quello dell'equiparazione, della solidarietà. C'è una norma ben precisa secondo la quale lo Stato dovrebbe investire nel Sud in rapporto alla sua popolazione. Bene, visto che parliamo del 34,7%, la stessa percentuale andrebbe 'spesa' al Sud. Lo Stato invece investe il 27%. Siamo quindi creditori di 66 miliardi, soldi che sono finiti al Nord. Io sono un uomo che crede nelle cose giuste e vede nel meridionalismo lo strumento per fissare i giusti paletti, grazie però a una classe politica finalmente seria".

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"Insomma - ha concluso - noi pensiamo ad un regionalismo differenziato cooperativo, solidale, di impianto egualitario sui principi di perequazione e coesione, per garantire i diritti delle persone sanciti dalla Costituzione, nella prospettiva  futura di una macro Regione del Sud, in modo da riequilibrare così l'eccessivo peso politico del Centro Nord a discapito di noi meridionali".

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