
La Cassazione ha nuovamente annullato con rinvio la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro per le posizioni di politici e presunti boss finiti nell’inchiesta “Sistema Rende”, che aveva cercato di fare luce su un presunto patto politico mafioso tra boss ed esponenti politici del Cosentino. I giudici avevano pronunciato alcune assoluzioni (in riforma della condanna di primo grado) di alcuni imputati.
La Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza dell’Appello che riguardava gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, ovvero, Adolfo D’Ambrosio (attualmente al 41 bis); Michele Di Puppo; l’ex consigliere regionale Rosario Mirabelli e Marco Paolo Lento che era ritenuto un collaboratore di Mirabelli. Nel provvedimento della Cassazione, depositato nelle scorse settimane, gli Ermellini hanno rinviato ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro in merito a tre capi di imputazione (capi 2, 3 e 6). Mentre, per il resto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Secondo l’inchiesta condotta dall’allora pm Pierpaolo Bruni (oggi procuratore capo a Santa Maria Capua Vetere), politici e amministratori rendesi avrebbero stipulato un patto politico-mafioso grazie al quale avrebbero ottenuto sostegno elettorale in cambio di favori come le assunzioni in alcune cooperative del Comune. In particolare, il fulcro dell’inchiesta ruotava attorno ai presunti rapporti tra l’attuale sindaco di Rende Sandro Principe, altri politici ed esponenti del clan Lanzino-Ruà. Secondo la Corte di Cassazione, nel provvedimento depositato nelle scorse settimane, la Corte di Appello di Catanzaro non avrebbe osservato “l’obbligo di motivazione rafforzata a cui era tenuta” perché “non ha esaminato tutti gli elementi valorizzati dal Tribunale, non ha dimostrato di aver studiato davvero la sentenza di primo grado, non ha compiuto un confronto argomentativo serrato al fine di evidenziarne le criticità e non ha dimostrato di aver compiuto un’analisi stringente, approfondita, piena del provvedimento impugnato”.
La Cassazione, inoltre, spiega che la Corte di Appello, “a prescindere dalla correttezza” della sentenza di primo grado, “con un tratto di penna e in pochissime righe si è limitata a ricostruire in modo alternativo i fatti, valorizzando specifici segmenti di prova”, “senza tuttavia confrontarsi con le centinaia di elementi che invece il Tribunale in quasi trecento pagine di motivazione aveva valorizzato”. La Cassazione, un anno fa, aveva annullato anche la sentenza d’Appello pronunciata nei confronti dell’ex sindaco di Rende Sandro Principe e di altri politici, finiti nell’inchiesta “Sistema Rende” perché “le motivazioni erano del tutto assenti o apparenti”.
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