
“Il disagio giovanile spesso non fa rumore. Si nasconde dietro la timidezza, la paura di essere giudicati, il sentirsi fuori posto”. A dirlo è Daniel Sokolov, giovane bodybuilder di Soverato, atleta della Flex Gym allenato da Giovanni Sgrò, che affida a una riflessione pubblica – maturata osservando volti e storie incontrate in palestra – un messaggio chiaro: lo sport può diventare un antidoto silenzioso ma potente contro l’isolamento.
Sokolov racconta di aver incontrato molti coetanei “apparentemente timidi”, ragazzi e ragazze che faticano a esporsi. “Non so se sia paura del giudizio o altro – spiega – ma in palestra ho visto che bastano pochi gesti per cambiare tutto: una spiegazione su un esercizio, una stretta di mano, un sorriso”. Da lì, spesso, emerge un’energia inattesa: partecipazione, entusiasmo, voglia di esserci.
Nel suo sguardo pesa anche l’eredità degli ultimi anni. “L’isolamento domestico durante la pandemia e, in parallelo, una certa esuberanza violenta delle strade, soprattutto nelle grandi città, hanno inciso sulla sensibilità di chi è già predisposto alla timidezza”, osserva. “Si formano gruppi dominanti e il rischio è che molti restino ai margini”.
È qui che, secondo Sokolov, entra in gioco la responsabilità degli sportivi. “Chi pratica sport ha superato uno scoglio adolescenziale grazie alla disciplina. Nel bodybuilding l’estetica può sembrare esibizionismo, ma in realtà costruisce sicurezza e autostima”. Una sicurezza che, se condivisa, diventa inclusione: “Una pacca sulla spalla, un incoraggiamento per una ripetizione in più, l’alternarsi sulla stessa panca senza prepotenza. Anche chiedere aiuto è un modo per far sentire l’altro parte del gruppo”.
La palestra, così, smette di essere solo luogo di performance e diventa spazio educativo. “Questa disciplina mi sta dando maturità – dice – non solo su alimentazione e fisiologia, ma anche sull’anima. Nell’atleta c’è una grande umanità”. Un approccio che Sokolov prova a portare anche a scuola, “con ascolto e inclusività”, perché “a volte basta guardare un amico negli occhi, accennare un sorriso e ascoltare”.
Il suo appello è una lettera aperta agli sportivi più visibili, quelli che diventano modelli: “Guardatevi intorno. C’è una bellezza enorme nel promuovere inclusione”. Un invito semplice, ma urgente, che riassume il suo credo: “Viva lo sport, viva l’amicizia”.
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