Stasi: "Dopo il PNNR, ai Comuni siano sbloccati i fondi fermi da decenni"

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  22 settembre 2026 18:15

Ho partecipato con piacere alla Festa Regionale dell’Unità del Partito Democratico, in un panel dedicato agli enti locali insieme ai colleghi Franz Caruso, Mariateresa Fragomeni ed Enzo Romeo, al consigliere regionale Ernesto Alecci e al senatore Alessandro Alfieri. Ringrazio il Partito Democratico regionale per l’invito e per aver costruito un momento di confronto sui problemi concreti dei territori. La Festa si è svolta a Lamezia Terme il 18 e 19 settembre e il programma comprendeva proprio un confronto sul PNRR, l’autonomia differenziata e il ruolo degli enti locali.

 

Nel corso del mio intervento ho sottolineato due aspetti che ritengo fondamentali nell’analisi del “dopo PNRR”.

 

Il primo è che il Piano doveva rappresentare una programmazione straordinaria per la ripresa dopo il Covid, senza assorbire o rallentare la programmazione ordinaria e, in particolare, l’utilizzo dei fondi europei e di coesione. In Calabria, invece, questi anni sono stati caratterizzati da fortissimi ritardi nell’attuazione della programmazione regionale.

 

L’esempio di Agenda Urbana, che riguarda i maggiori poli urbani della regione, è emblematico, con le convenzioni per gli interventi firmati con 4 anni di ritardo e con le interlocuzioni rispetto alle strategie ed ai fondi 2021-2027 che, a fine 2026, non sono nemmeno iniziate.

 

Nel frattempo, però, i Comuni hanno affrontato una sfida amministrativa senza precedenti. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, al 17 maggio 2026 risultavano 89.175 progetti PNRR attuati direttamente dai Comuni e dalle loro forme associative, per circa 25,5 miliardi di euro di risorse PNRR, che diventano 34,5 miliardi considerando l’insieme delle fonti pubbliche di finanziamento.

 

Ed esiste un dato ancora più significativo: tra il 2019 e il 2025 la spesa in conto capitale dei Comuni è più che raddoppiata, passando da 10,7 a circa 25 miliardi di euro. Una prova concreta della capacità degli enti locali di trasformare le risorse in progettazione, gare, cantieri e servizi, senza interrompere la normale attività di investimento.

 

Per questo dalla Festa Regionale dell’Unità ho avanzato una proposta molto semplice: non disperdere il know-how maturato negli uffici comunali grazie al PNRR, ma trasformarlo in un modello stabile, utilizzandolo per superare quei pantani burocratici che per anni hanno impedito a risorse già disponibili di trasformarsi in opere.

 

Il caso più evidente è quello del dissesto idrogeologico: in Calabria parliamo di circa 505 milioni di euro di interventi e risorse che da anni attendono di essere concretamente trasformati in cantieri, nell’ambito della programmazione affidata alla struttura commissariale.

 

E non stiamo parlando di una questione secondaria. Secondo ISPRA 7.463 Comuni italiani, pari al 94,5% del totale, sono interessati da aree a pericolosità da frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. In Calabria la percentuale raggiunge il 100% dei Comuni, mentre le aree a maggiore pericolosità per frane e alluvioni rappresentano il 19,2% del territorio nazionale.

 

Lo stesso ragionamento deve riguardare la depurazione. L’Italia è ancora interessata da procedure europee in materia di collettamento, fognatura e depurazione, alcune delle quali risalgono addirittura al 2004 e al 2009, e numerosi interventi interessano ancora la Calabria. È difficile considerare realmente “straordinaria” una gestione commissariale quando l’emergenza e le relative procedure finiscono per attraversare decenni.

 

E poi ci sono l’ingegnerizzazione delle reti idriche, l’erosione costiera, la messa in sicurezza del territorio e altri programmi nei quali troppo spesso trascorrono anni tra il finanziamento dell'intervento e l'apertura di un cantiere.

 

La proposta, dunque, non è chiedere maggiori trasferimenti ai Comuni. È utilizzare bene e rapidamente i fondi che già esistono. Il PNRR ha dimostrato che, affidando ai Comuni risorse, obiettivi, scadenze e responsabilità precise, gli enti locali sono in grado di realizzare una mole straordinaria di investimenti.

 

Il PNRR ha rappresentato una straordinaria palestra amministrativa per i Comuni italiani. Il “dopo PNRR” dovrebbe partire proprio da questa esperienza: affidare ai territori anche le risorse che da troppo tempo non riescono a trasformarsi in opere, mantenendo controlli rigorosi, obiettivi verificabili, cronoprogrammi stringenti e responsabilità precise.