Stefano Veraldi: "Panchine rotte, erbacce incolte e un’area ricovero di sbandati: ecco il degrado di Parco Pino Longo"

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images Stefano Veraldi: "Panchine rotte, erbacce incolte e un’area ricovero di sbandati: ecco il degrado di Parco Pino Longo"

  11 gennaio 2021 07:16

di STEFANO VERALDI

Altro giro, altra corsa. Torniamo a verificare il degrado di Parco Pino Longo, piccolo polmone verde situato a due passi dal cuore del capoluogo, inaugurato nel 2006 con fondi Por Calabria, e dunque agli albori dell’Amministrazione Olivo che avrebbe poi governato la città fino ai primi mesi del 2011. L’area in questione è ubicata, per l’esattezza, nella zona di Porta Marina in via Antonio Masciari. Un luogo che avrebbe potuto costituire una sorta di porta d’ingresso del verde pubblico catanzarese. Un’oasi che – insieme a Villa Margherita e ai giardinetti di Corso Mazzini, sino ad arrivare a Villa Pepe e ai Giardini di San Leonardo, avrebbe completato il mosaico. Niente da fare, però. Perché la ‘cura’ che più o meno, oggi dopo molte nostre battaglie si riscontra in tutti gli altri, non si rinviene a Parco Longo.

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Le sconce immagini dell’area verde, sferrano un pugno nello stomaco a chi lo guarda. Arriva infatti ‘dritto, tagliente, urticante’ per chi vorrebbe fruire del Longo. Un posto al confine, o per meglio dire a cavallo, fra la l’inizio della zona Sud del capoluogo e quello del centro storico. Difficile, tuttavia, che un qualunque cittadino, soprattutto se in compagnia di bambini o anziani, vi metta piede o si intrattenga al suo interno. Perché? Presto detto: il Parco è un ricettacolo di immondizia e legni resi letteralmente fradici dalle intemperie. E poi panchine rotte, erbacce incolte, e – come se non bastasse – un’area di ricovero di sbandati, forse addirittura tossicodipendenti. Tutto ‘incastonato’ nel panorama cittadino senza che si rinvenga un atto di pentimento operoso da parte di quanti hanno gli strumenti e il potere di intervenire, al di là delle colorazioni politiche. Le possibili soluzioni? Mettere mano al più presto al Longo, perché è una pretesa di tutti i cittadini, quella di poter disporre di spazi verdi all’interno del tessuto urbano, ma a quanto pare non a Catanzaro. La cura del verde pubblico dovrebbe ritrarre, quasi come un biglietto da visita, la città e la qualità della vita di quest’ultima. Nessun buon padre di famiglia lascerebbe che il giardino di casa, dove giocano i suoi cari, si trasformasse in un campo di fieno selvatico e pieno di pericoli dove possono attecchire vipere, scarafaggi, zecche ed altre meraviglie del genere. 

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