
Apprendiamo esterrefatti la notizia del vile atto di sfregio alla memoria di nostro padre. La risonanza mediatica che ha suscitato la sua improvvisa morte ha certificato la sua genuina bellezza, la sua originalità e diciamolo pure, la sua grandezza. Eppure, per chi non lo ha conosciuto, diciamo che stiamo parlando di un umile operaio, addetto alle pulizie del Comune. Sì, era quello che puliva le stanze, le scale, i servizi igienici di coloro che governano la Città e forse anche quella di colui o colei che oggi ha deciso di compiere il vile atto. Chi, ma soprattutto perché e per cosa? Noi abbiamo poco più di vent’anni ciascuno, e dopo la morte di nostro Padre abbiamo cercato di guardare in faccia la realtà e abbiamo visto tante persone capaci di amare. Non abbiamo chiesto nulla, ma siamo stati circondati da un sentimento oggi non comune, l’amore.
Ci auguriamo che questo sentimento possano scoprirlo anche coloro che si sono macchiati di questo vile atto perché la targa che nostro Padre ha inciso è molto profonda, è dentro di noi ed è inamovibile.
Lorenzo e Daniele Zerbi
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