Aggressione nel centro di Catanzaro, Sinistra Italiana: "Non normalizzare la violenza"

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  26 ottobre 2026 15:57

"La dignità umana non ha nazionalità e l’antirazzismo è una responsabilità civile e politica. La brutale aggressione denunciata nel centro storico di Catanzaro, ai danni di una famiglia originaria dello Sri Lanka, è un fatto che scuote le coscienze e chiama in causa l’intera comunità. Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio sarebbe stato accompagnato da insulti a sfondo razzista e da una violenza che avrebbe coinvolto tutti i componenti della famiglia, costringendo il padre a fuggire ferito e rendendo necessario l’intervento urgente dei soccorsi per la madre". Lo scrive in una nosta stampa la sezione catanzarese di Sinistra Italiana - Avs in riferimento ai fatti avvenuti ieri sera nel centro storico di Catanzaro. 

"Le aggressioni contro i migranti - scrivono - non sono mai incidenti isolati, ma il sintomo visibile di una frattura sociale profonda, alimentata dalla paura e dall’intolleranza. Ogni volta che una persona viene aggredita, insultata o discriminata a causa della sua origine, della sua lingua o del colore della sua pelle, ad essere ferita non è soltanto la vittima ma l’intera comunità in cui viviamo. Non possiamo e non dobbiamo normalizzare tale violenza.

Alla radice di questa frattura c’è anche la disumanizzazione: un processo attraverso il quale il dibattito pubblico trasforma gli esseri umani in numeri, statistiche o, peggio, in minacce da cui difendersi. È una retorica che cancella storie, famiglie, aspirazioni e diritti, preparando un terreno fertile per il pregiudizio e l’odio. Chi migra è una persona che porta con sé una storia, spesso drammatica, dei sogni e il diritto fondamentale alla sicurezza e alla dignità e quando l’ostilità verbale e fisica prende il sopravvento ad essere messi in discussione sono proprio i valori di solidarietà e giustizia su cui dovrebbe fondarsi ogni società civile.

A questo clima contribuisce, purtroppo, una propaganda politica che alimenta la paura del diverso e presenta la cosiddetta “remigrazione” come una soluzione, trasformando la presenza delle persone migranti in un problema da eliminare anziché in una realtà da affrontare nel rispetto dei diritti fondamentali. Troppo spesso politici che occupano quotidianamente le televisioni e le pagine dei giornali costruiscono consenso indicando nell’altro un nemico, alimentando sospetti, divisioni e risentimento. Le parole, infatti, non sono mai innocue quando legittimano l’esclusione e abituano le persone a considerare altri esseri umani come una minaccia. Certo non possiamo affermare che questa propaganda abbia causato direttamente l’aggressione di Catanzaro, ma sarebbe altrettanto irresponsabile ignorare il degrado del dibattito pubblico quotidiano ed il clima culturale in cui viviamo e nel quale il pregiudizio rischia di diventare accettabile e la violenza sempre meno impensabile. Quando l’odio viene sdoganato nelle parole, il rischio è proprio che trovi spazio anche nei comportamenti. La politica dovrebbe spegnere le paure, non sfruttarle, dovrebbe costruire convivenza, non individuare capri espiatori.

La famiglia aggredita non è “straniera” ma parte integrante della nostra città: persone che vivono, lavorano e contribuiscono alla comunità e che credevano, come tutti noi, che la loro casa fosse un luogo sicuro, non uno spazio in cui temere per la propria incolumità. Dovremmo comprendere, come esseri umani ancor prima che come cittadini, che la violenza contro le minoranze genera un clima di insicurezza che avvelena la quotidianità di tutti, perché un paese che tollera il razzismo e la xenofobia diventa inevitabilmente più fragile, frammentato e diffidente.

Come circolo Giuditta Levato di Sinistra Italiana Catanzaro crediamo che contrastare questo degrado richieda un impegno concreto su più livelli: le istituzioni hanno il dovere di condannare ogni episodio di violenza razzista con la stessa fermezza, senza silenzi selettivi e, soprattutto, senza distinguere tra fatti che “non fanno notizia” e quelli che fanno comodo alla propria propaganda politica, poiché la dignità delle vittime non può dipendere dalla loro nazionalità né dalla convenienza di chi dovrebbe difenderla. Allo stesso tempo, scuole e famiglie devono assumersi fino in fondo la responsabilità di educare al rispetto, alla solidarietà e alla cultura dell’incontro, insegnando alle nuove generazioni che la diversità non è una minaccia da temere, ma una ricchezza da riconoscere, perché una società che tollera il razzismo, o lo minimizza, finisce per diventare complice del clima che lo alimenta.

Ed infine, ciascuno di noi dovrebbe avere la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte, di contrastare i pregiudizi nella vita quotidiana e di non accettare che l’odio diventi parte del linguaggio comune, poiché contrastare le aggressioni razziste non è soltanto una scelta politica ma è un dovere morale e costituzionale, significa difendere la dignità umana, l’uguaglianza e i principi fondamentali su cui si fonda la nostra democrazia".