Toti non rompe, come i Gentile e Aiello sono tornati in Forza Italia

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  07 luglio 2019 08:32

Una fessura diventata una porta d’ingresso. Al teatro Brancaccio a Roma, il governatore della Liguria Giovanni Toti dà una scossa agli equilibri di Forza Italia. Forse più in Calabria che a livello nazionale. Il coordinatore nazionale azzurro (l’altro è il vicepresidente della Camera Mara Carfagna) senza il totale gradimento di Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi lanciando “L’Italia in Crescita”. L’ipotesi di scissione è stata congelata ma di fatto si è creata una corrente all’interno del partito del cavaliere. Quello spiraglio è stato colto dai fratelli Gentile, dall’ex senatore Piero Aiello, dal consigliere regionale Baldo Esposito e dalla pattuglia al seguito fatta da amministratori locali, parecchio forti nel capoluogo.

 

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COME CAMBIA FI IN CALABRIA- Questa composita compagine, fino alla scorsa legislatura con incarichi di governo e rappresentanti in Parlamento ruotava attorno al Ncd (il partito di Alfano). Alle politiche di un anno e mezzo fa erano poi confluiti in FI, ma con la sconfitta del 4 marzo è scattato contestualmente l’embargo dal partito azzurro, infatti il coordinamento regionale ha sempre disconosciuto la loro appartenenza a FI. Da allora è stata una lunga guerra fredda, surriscaldatosi soltanto quando i maggiorenti azzurri “ufficiali” hanno indicato Mario Occhiuto come candidato governatore di FI. Nemico giurato dei Gentile e non particolarmente gradito ad Aiello, che a sua volta avrebbe voluto avere un’opportunità nella corsa alla Cittadella. Alle ultime Europee alcuni dei loro voti sono stati addirittura dirottati su Fratelli d’Italia, questo perché lo sbarramento del gruppo di comando in Calabria non ha mai ceduto. La pazienza e il saper cogliere le opportunità sono doti importanti così proprio quando sembrava il definitivo allontanamento dal partito del Cav, eccoti la “rivoluzione” di Toti che offre un solido appoggio per tentare la scalata dall’interno e non più da fuori il recinto di Forza Italia. Ora sono dentro.

 

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IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE E’ PIU’ LARGO- A questo punto per Santelli, gli Occhiuto e Tallini sarà difficile non riconoscere dignità negoziale ai Gentile ed Aiello. Anche perché se le primarie volute da Toti («ottobre è un mese buono», ha detto ieri riferendosi al quadro nazionale) ma non da Berlusconi ( non amante della formula del centrosinistra) arriveranno quando i giochi delle candidature Regionali saranno pressoché definiti, è ancora in vigore la disposizione dei due coordinatori nazionali con cui sono stati sterilizzati i poteri decisionali dei dirigenti locali del partito azzurro. Da ieri, la posizione di Mario Occhiuto candidato alla presidenza è meno solida perché stavolta la contestazione della sua scelta arriverà dall’interno più che dagli alleati FdI e Lega. I rapporti di forza si sono redistribuiti per l’ennesima volta. A circa sei mesi dalle elezioni nessuno sa ancora quale sarà l’assetto finale.

g.r.

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