Tragedia a Catanzaro, la piccola Maria Luce vola verso Genova per il miracolo

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  22 aprile 2026 13:55

di FILIPPO COPPOLETTA

C'è un unico, fragilissimo lumicino di speranza che attraversa il cielo sopra Catanzaro: il battito di Maria Luce. Dopo essere stata sottoposta a un delicato secondo intervento di chirurgia vascolare all'addome presso il nosocomio locale, la bambina di 6 anni verrà trasferita proprio in queste ore con un elisoccorso verso l'ospedale Gaslini di Genova. L’intera comunità si stringe idealmente attorno a quel volo, sperando che le cure d'eccellenza del centro ligure possano compiere il miracolo di salvare quel cuore che ancora resiste in una famiglia spezzata.

Se Maria Luce può ancora lottare per restare aggrappata alla vita è solo merito del coraggio del padre, che nel cuore della notte si è precipitato in strada cercando di opporsi a un destino atroce. Con la forza della disperazione, l’uomo ha praticato manovre salvavita sui suoi figli, riuscendo in extremis a rianimare la figlia maggiore. Un gesto eroico nato nel momento del terrore più puro, quando l'uomo si è ritrovato improvvisamente in un letto troppo grande: il vuoto lasciato dal bambino di 4 anni che dormiva accanto a lui, la culla deserta, la luce accesa in cucina e quel balcone spalancato. Lo stesso uomo che poi, sopraffatto dallo strazio, ha tentato di seguire i suoi cari, prigioniero di un dolore inimmaginabile.

Sullo sfondo resta il silenzio di una città carico di un dolore che toglie il respiro. Non è solo la cronaca dei fatti, ma il racconto di un abisso invisibile che si è spalancato nel buio, trascinando con sé vite innocenti. Anna Democrito, a soli 46 anni, ha compiuto un gesto che la mente umana fatica a visualizzare, portando con sé nel salto nel vuoto Giuseppe, di soli 4 mesi, e Nicola, di 4 anni, morti sul colpo insieme alla madre.

Mentre la Procura della Repubblica e la Squadra Mobile lavorano per ricostruire i contorni di questo "insano gesto", emerge il profilo di una donna che combatteva contro i propri spettri pur mantenendo un'apparenza di serenità. Dipendente di una RSA locale, i colleghi la descrivono con l’incredulità di chi vedeva in lei una compagna di lavoro assolutamente normale, una persona che cercava conforto nella fede e nella frequentazione della parrocchia. Eppure, nemmeno questo legame con il sacro è bastato a placare un’inquietudine opprimente. Con l'arrivo dell'ultimo figlio, Giuseppe, pareva esserci stata una tregua, una rinascita che sembrava aver allontanato la depressione. Invece, l'oscurità è tornata a colpire proprio quando la guardia era abbassata, lasciando oggi un'intera comunità a pregare per quel volo diretto a Genova.


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