
“Il Meridione sta trainando l’Italia in questa battaglia di rivendicazioni, di giustizia, di diritti, una battaglia che riguarda tutto il Paese. Il mio, il nostro Sud, sta imponendo il dibattito e dettando l’agenda del Governo. Il Sud chiede rispetto ed equità e lo chiede a nome di tutti. Le immagini delle autostrade bloccate, dei porti paralizzati e dei presidi che da giorni si susseguono nelle regioni del Meridione non sono semplici proteste di categoria. Sono il grido d’aiuto di un’Italia che produce e che oggi si trova nell’impossibilità materiale di lavorare. Il caro gasolio, infatti, ha superato la soglia della sostenibilità. Quando il prezzo del carburante tocca i livelli record registrati negli ultimi mesi, a subire il colpo non sono solo i bilanci delle imprese, ma l’intera filiera del nostro Paese.”
Sono le dichiarazioni di Georgia Tramacere, europarlamentare del Partito Democratico. “La crisi sta creando un effetto domino potenzialmente devastante - prosegue Tramacere - gli autotrasportatori si trovano a viaggiare in perdita. Per un camionista, infatti, accendere il motore la mattina è diventato un rischio economico insostenibile. Gli agricoltori, già piegati dalla crisi climatica e dalla siccità, vedono i propri margini azzerati dal costo del gasolio agricolo. Le famiglie e i consumatori finali pagheranno così il conto più salato, a causa dell’inevitabile aumento dei prezzi dei beni di prima necessità nei supermercati”. Quindi l’analisi di Tramacere si sposta sugli equilibri internazionali.
“Milioni di famiglie e lavoratori che - è bene ricordarlo - stanno pagando le conseguenze delle decisioni geopolitiche e commerciali di Donald Trump, una su tutti la guerra in Iran, la grande causa dell’esplosione del caro gasolio - incalza l’europarlamentare - il conflitto ha infatti spinto il greggio sopra i 100 dollari al barile, ridotto la produzione globale e ostacolato i trasporti marittimi (inclusi i transiti nello stretto di Hormuz), generando forti rincari alla pompa e speculazioni sui mercati. Il governo Meloni, in questa crisi, non solo è responsabile per la conclamata vicinanza al presidente statunitense, ma soprattutto per l’assenza di misure strutturali, di mancate misure per l’aumento delle accise e del contrasto agli extraprofitti delle compagnie petrolifere”. Quest’ultimo punto è cruciale secondo Georgia Tramacere, che spiega le dinamiche. “Gli extraprofitti sono i guadagni eccedenti e straordinari ottenuti da una azienda grazie a congiunture di mercato favorevoli e imprevedibili, come appunto shock geopolitici, impennate speculative dei prezzi delle materie prime o crisi energetiche. Tassare questi margini punta a redistribuire una parte di questi guadagni per mitigare l’impatto dei rincari su cittadini ed imprese. Un punto su cui l’Unione Europea si è già espressa affermando che la tassazione sugli extraprofitti è competenza degli Stati membri. Il governo italiano non ha quindi alibi, può già intervenire in difesa dei cittadini. A livello territoriale - conclude l’onorevole - (come già successo in Calabria e in Campania con mozioni e presidi), chiediamo l’attivazione immediata di fondi di emergenza regionali, unità di crisi, la proroga e il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio commerciale e il monitoraggio contro le speculazioni sui prezzi. Urgono interventi mirati per proteggere le filiere produttive e le aree interne dal rischio di paralisi economica”.
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