
Una scure burocratica rischia di abbattersi sul futuro di decine di famiglie del comprensorio tra Soverato e Davoli. Lo storico asilo nido "L’Arcobaleno", gestito con successo e professionalità da quindici anni da Laura Strangis, rischia di chiudere i battenti da un giorno all'altro. Il motivo? I nuovi e più stringenti requisiti strutturali imposti dalla Regione Calabria, che vietano l'utilizzo di locali interrati o parzialmente interrati per i servizi della prima infanzia.
Una norma nata per garantire la massima sicurezza, ma che applicata senza una fase di transizione sta creando un vero e proprio deserto sociale. La comunicazione della chiusura è arrivata alla titolare come un fulmine a ciel sereno, senza lasciarle il tempo tecnico e materiale per trovare una nuova sede e adeguarsi.
La reazione dei genitori non si è fatta attendere. Un gruppo compatto di mamme e papà ha preso carta e penna, indirizzando una dura lettera aperta ai Sindaci di Soverato e Davoli, agli Assessori all'Istruzione e agli Uffici Tecnici, per gridare la propria disperazione e chiedere un intervento immediato.
«Siamo nel caos più totale – spiegano i genitori firmatari della protesta –. Ci comunicano questa chiusura ora, quando le altre strutture private della zona sono già strapiene e le iscrizioni chiuse da tempo. Nel nostro comprensorio non esistono asili nido comunali pubblici: l'Arcobaleno non è solo un nido privato, è un servizio pubblico essenziale per tutti noi genitori che lavoriamo».
Il rischio concreto è che decine di bambini tra gli 0 e i 3 anni rimangano senza una copertura educativa, costringendo i genitori – spesso madri – a turni impossibili o, peggio, a dover rinunciare al posto di lavoro per accudire i figli. Oltre al danno pratico, le famiglie lamentano il trauma della rottura della continuità pedagogica per i bambini, legatissimi a una struttura che considerano una seconda casa.
«Non contestiamo la necessità di garantire standard di sicurezza sempre più elevati – scrivono i genitori – ma chiediamo che le norme vengano applicate con buon senso e con tempi compatibili con la realtà. Una chiusura immediata, senza un periodo di transizione e senza soluzioni alternative, finisce per penalizzare esclusivamente i bambini e le loro famiglie. Chiediamo alle amministrazioni comunali di Soverato e Davoli di attivarsi insieme, aprendo un tavolo di confronto con la Regione e con la titolare della struttura, affinché venga individuata una soluzione che consenta di salvaguardare la continuità educativa almeno per il prossimo anno scolastico. Non si può incentivare la natalità e, allo stesso tempo, lasciare un intero territorio privo di servizi essenziali per la prima infanzia».
Ora la questione approda sul tavolo delle istituzioni. Nei prossimi giorni sarà chiesto l'avvio di un confronto tra Comuni, Regione e soggetti coinvolti per valutare possibili soluzioni, comprese eventuali misure transitorie che evitino l'interruzione del servizio. Intanto le famiglie annunciano di voler proseguire la mobilitazione, convinte che la tutela dei bambini, il diritto al lavoro dei genitori e la continuità dei servizi educativi rappresentino un interesse dell'intera comunità, ben oltre la vicenda di un singolo asilo nido.
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