Un giudice di Cassazione esulta dopo il 'no' alla riforma, l'esposto di Talerico: "Non è imparziale e ci sono errori grammaticali"

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  24 marzo 2026 21:20

Ci sono le scorie radioattive del post-referendum. Dopo la vittorian del 'no' con cui è stata rimandata al mittente (al governo) la riforma sulle carriere della magistratura, è tempo delle polemiche. In particolare quelle scaturite dopo i festeggiamenti di 'alcuni' magistrati una volta che si era diventata chiara l'affermazione dei contrari alla consultazione. Se i cori anti-Meloni (e non solo) provenienti da Napoli hanno fatto il giro del web, fra i sostenitori del sì ha destato scalpore la presa di posizione del magistrato Francesco Agnino. Sebbene il post sia stato rimosso in pochi minuti è stato parecchio visualizzato.

Da Catanzaro, Antonello Talerico, componente del consiglio nazionale forense, ha inviato una lettera al ministro Nordio, di cui riportiamo ampi stralci, in cui si richiede l'adozione dei dovuti provvedimenti. 

Si parla di :" Violazione dei doveri di imparzialità e di riserbo. Il magistrato che esercita le proprie funzioni in seno alla Corte di Cassazione è il custode per eccellenza della nomofilachia e dell'uniforme interpretazione della legge. L'esercizio di tale funzione esige, per definizione costituzionale (art. 101 Cost.) e per consolidato orientamento del CSM, un distacco assoluto da qualsiasi manifestazione pubblica di parte, a fortiori quando essa sia orientata a delegittimare categorie di operatori del diritto che si troveranno a confrontarsi con lui in udienza. Il dott. Agnino non si è limitato a esprimere – peraltro in modo improprio – un'opinione di merito sul referendum. Ha, con tono apertamente sprezzante, invitato avvocati e magistrati favorevoli al sì ad "abbandonare la toga" e a "cancellarsi dall'ordine", qualificando in modo indiscriminato i loro scritti forensi come "imbarazzanti" e lesivi
della lingua italiana. Ciò in ragione di quale verifica oggettiva e imparziale? Nessuna: si tratta di un giudizio soggettivo, incontrollabile e offensivo, calato dall'alto del proprio "angolo privilegiato della Corte di Cassazione" – espressione che rivela non già umiltà istituzionale, bensì consapevole ostentazione del potere gerarchico della funzione. Tali comportamenti integrano in astratto le fattispecie disciplinari di cui all'art. 2, comma 1, lett. a), b) e d) del D.Lgs. n. 109/2006, che
sanzionano rispettivamente la violazione dei doveri di imparzialità, correttezza, riserbo e indipendenza; i comportamenti che ledono la dignità e il decoro della funzione; la manifestazione pubblica di giudizi lesivi del prestigio dell'ordine giudiziario".

Nell'atto di Talerico si legge ancora:  "Offesa all'intera avvocatura e ai magistrati favorevoli al
referendum. L'avvocatura italiana è un'istituzione costituzionale di rango primario: il difensore è, per costante affermazione della Corte Costituzionale (ex multis, sent. n. 190/1985, n. 238/1975), parte essenziale del processo e presidio dei diritti fondamentali della persona. Apostrofare in modo generale e indiscriminato avvocati – e colleghi magistrati – che hanno esercitato un diritto costituzionalmente garantito come quello del voto referendario, qualificandone gli scritti come "imbarazzanti" e invitandoli a dimettersi, costituisce una gravissima offesa all'intera categoria
forense e alla componente della magistratura che ha ritenuto, nel pieno esercizio della propria libertà di coscienza, di esprimere voto favorevole alla riforma. L'avvocato non è un subordinato del magistrato. L'avvocato, come il magistrato, concorre all'attuazione della giustizia. Un magistrato di
Cassazione che pubblicamente ne delegittima la professionalità, sulla base di un anonimo e indimostrato giudizio personale, svilisce il dialogo istituzionale tra i protagonisti del processo che è invece il fondamento di ogni sistema giudiziario civile".

E ancora: "La chiusura del post con l'espressione «adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe» è la parte più inquietante dell'intera pubblicazione. Non si tratta di un commento innocente: è la dichiarazione esplicita di un proposito personale di rivalsa, formulata da un magistrato della massima giurisdizione del Paese all'indomani di una consultazione referendaria che ha diviso – per esplicita ammissione dello stesso autore – avvocati e colleghi. Mi chiedo con viva apprensione, e con il rispetto dovuto all'istituzione: quando quei sassolini diventeranno macigni, chi li riceverà sulle spalle?
I ricorrenti in Cassazione? Le parti assistite dagli avvocati ritenuti "imbarazzanti"? I colleghi magistrati che hanno votato sì? La preoccupazione non è teorica: è concreta, attuale, e rischia di minare
la fiducia dei cittadini nella terzietà dell'organo giurisdizionale supremo, che rappresenta l'ultimo presidio di tutela dei loro diritti. L'imparzialità del giudice non è soltanto un valore interno alla funzione: è una garanzia che deve essere percepita, prima ancora che praticata. Un magistrato che dichiara pubblicamente di volersi togliere sassolini dalle scarpe nei confronti di determinate categorie di soggetti ha già, oggettivamente, compromesso quella percezione di terzietà che è
essenziale alla legittimazione della funzione giudiziaria. La condotta segnalata e commessa dal magistrato di Cassazione introduce la necessità di ricordare allo stesso le seguenti disposizioni:
– Art. 54 Cost.: il magistrato, in quanto pubblico ufficiale, è tenuto a
svolgere le sue funzioni con disciplina e onore;
– Art. 101 Cost.: i giudici sono soggetti soltanto alla legge e la loro
funzione esige imparzialità oggettiva e soggettiva;
– Art. 107, comma 2, Cost. e art. 14 D.Lgs. n. 109/2006: il Ministro
della Giustizia può promuovere l'azione disciplinare nei confronti dei
magistrati;
– Art. 2, comma 1, lett. a), b), d) D.Lgs. n. 109/2006: illeciti disciplinari
per violazione dei doveri di imparzialità, correttezza, riserbo e
indipendenza; comportamenti che ledono il prestigio dell'ordine
giudiziario;
– Circolare CSM n. P-14858 del 2021 in materia di uso dei social media
da parte dei magistrati: impone un obbligo di riserbo e imparzialità
anche nelle manifestazioni del pensiero su piattaforme digitali;
– Art. 3, comma 1, lett. e) e f) R.D. n. 37/1934 (Ordinamento
Professionale Forense): la dignità e il decoro della professione forense
esigono che nessun operatore del diritto sia esposto a giudizi sprezzanti
e pubblici da parte dei propri interlocutori istituzionali.

Per Talerico: "Ed in conclusione, visto che il magistrato di Cassazione, assume errori imbarazzanti negli scritti di Avvocati e Colleghi, è il caso di mettere in evidenza che il testo del suo post presenta errori
grammaticali oggettivi, costruzioni sintattiche difettose e scelte stilistiche che contraddicono frontalmente la pretesa di giudicare la qualità degli scritti altrui. Si registrano, difatti, errori gravi di punteggiatura: "Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal
mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il sì…". Il risultato è una frase priva di architettura sintattica. Un Magistrato di Cassazione dovrebbe sapere che la virgola non può sostituire il punto fermo, il punto e virgola e i due punti insieme. È la prima regola di qualunque manuale di scrittura giuridica ed in lingua italiana.
Ma sono presenti anche errori morfologici: "non perché avete sostenuto". La congiunzione “non perché” regge il congiuntivo, non l'indicativo. La forma corretta è “non perché abbiate sostenuto”. Si tratta di un errore elementare di grammatica italiana, presente in ogni grammatica scolastica dal Serianni in poi. Particolarmente stridente in bocca a chi giudica imbarazzanti gli scritti altrui. Ed altri errori lessicali e sintattici: "i magistrati iscritti alle correnti avevano paura di perdere il potere, insensibili a qualunque cambiamento". Insensibili è un aggettivo predicativo che resta sintatticamente appeso: non ha un verbo di appoggio esplicito né un nesso logico chiaro con il
predicato principale. La costruzione corretta richiederebbe “mostrandosi insensibili” oppure una proposizione relativa (che si dimostravano insensibili). Anche sull’affermazione : "ho letto di vostri ricorsi o sentenze". La preposizione “di” è qui del tutto erronea. La forma corretta sarebbe
stata “ho letto alcuni vostri ricorsi” oppure “ho letto dei vostri ricorsi” (partitivo). La forma "ho letto di vostri ricorsi" è un costrutto agrammaticale, privo di riscontro nell'italiano standard.
Ci sarebbe tanto altro, ma mi fermo qui".


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