Un “Protagonista silenzioso”

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L'avvocato Francesco Bianco
  22 luglio 2019 18:10

La morte di Francesco Saverio Borrelli mi ha molto colpito. Non certo per una questione puramente luttuosa, dato che la morte è parte della vita, ma per ciò che quest’uomo ha significato nella storia recente del nostro Paese. Di estrazione napoletana borghese e di formazione liberale, Borrelli ha davvero rappresentato colui il quale mette a disposizione la propria competenza (tecnica) a servizio della comunità, un servitore civile. Grande ideatore ed organizzatore del pool di “mani pulite”, egli è stato a capo della Procura della Repubblica di Milano, senza mai oltrepassare il confine del garbo e della signorilità, evitando sempre di cadere nella sovraesposizione mediatica. Un esempio di scuola per tutti i magistrati, i quali dovrebbero costantemente essere lontani dalla “spettacolarizzazione della notizia”, prediligendo, al contrario, la discrezione comportamentale.

Ciò è tanto vero, nella misura in cui si consideri il clamore mediatico suscitato dall’atmosfera del tutto mefitica che, da un punto di vista politico, si respirava al tempo delle indagini meneghine. Con tutte le conseguenze politiche che ne derivarono. Riprova di ciò fu il celebre discorso che Bettino Craxi pronunciò il 3 luglio del ’92 nell’aula della Camera dei Deputati sulla irregolarità del finanziamento politico ai partiti, chiamando in correità praticamente tutti i protagonisti, in un silenzio tombale di questi ultimi. In un contesto quale quello degli anni ’92-’94, sarebbe stato più facile dare spazio, per un inquirente di quel calibro, a facili quanto scontate manie di protagonismo.

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Borrelli, unitamente alla sua squadra, ha saputo rappresentare un serio argine etico di non poco conto, di fronte ad un malcostume politico, che aveva fatto della corruzione un modus vivendi assolutamente radicalizzato e consolidato. Insomma, siamo stati di fronte ad un uomo che ha svolto un ruolo cardine nella nostra democrazia, nell’ambito di un gioco corale e di squadra rappresentato simbolicamente da quel triplice richiamo alla parola “resistere”, di fronte ad una deriva etica a dir poco dilagante. Mi piace definirlo un “Protagonista silenzioso”. Fu da alcuni criticato, chiamando in causa la teoria, a mio parere risibile, del colpo di Stato. Ma ciò non consentì, a coloro che non volevano annotare sinceramente la realtà, di possedere la lucidità necessaria per analizzare ciò che era stato il sistema di finanziamento partitico nella c.d. Prima Repubblica. In realtà, Borrelli fu un altissimo professionista, serio ed intransigente, che aveva, nei suoi comportamenti, un profondo rispetto delle Istituzioni democratiche.

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Oggi, ritengo, che esista un forte bisogno della Sua lezione, indispensabile per illuminare un sistema democratico basato sulla divisione dei poteri, a volte posto in discussione da sfrenati personalismi, lontani da una cultura riguardosa delle Istituzioni e della collettività, intesa questa come proiezione di un ordinamento giuridico di un dato territorio.

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Oggi, ad onor del vero, non vedo molta luce.

Francesco Bianco

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