
La sconfitta politica di Viktor Orban rappresenta un segnale importante per tutta l’Europa. Arresta una visione fondata su nazionalismi, chiusure e pulsioni autoritarie, mentre si riapre uno spazio politico e culturale per un’Europa più forte, più coesa e più credibile. Per costruire una vera Unione politica servono, infatti, Paesi affidabili, capaci di condividere valori democratici e una comune prospettiva di sviluppo. Orban ha, spesso, rappresentato uno dei principali ostacoli ad un’Europa più unita e più orientata verso obiettivi comuni. Nelle materie in cui è ancora richiesta l’unanimità ha utilizzato il veto come strumento di pressione politica, frenando decisioni e processi collettivi. Per questo la sua sconfitta assume un valore che va oltre i confini ungheresi e che serve da monito per chi, come i leader della nostra maggioranza di Governo, ha “puntato” su di lui e su una collaborazione sempre più stretta con il suo entourage, sposandone valori e ideologie.
E’ il segnale tangibile di un arretramento delle destre sovraniste e un passo avanti per chi crede in un’Europa democratica, autorevole e protagonista nel Mediterraneo, basata sul dialogo, sul confronto, sulla cooperazione. Questa prospettiva riguarda da vicino anche la Calabria che, per posizione geografica e potenzialità strategiche, può essere sempre più centrale nel Mediterraneo. Un’Europa più stabile e più unita significa infatti maggiori opportunità per la nostra regione: più investimenti infrastrutturali, più sostegno al lavoro giovanile, più cooperazione internazionale e più centralità nei corridoi energetici e commerciali. La Calabria, oggi più che mai deve poter essere pronta a cogliere questa occasione, dialogando con l’Europa e con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, con la prospettiva di uno sviluppo sostenibile e condiviso. Una Calabria più consapevole, non subalterna, ma protagonista.
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