Vangeli, giustiziato con colpi di fucile, messo in un sacco di plastica e gettato nel fiume Mesima (VIDEO)

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images Vangeli, giustiziato con colpi di fucile, messo in un sacco di plastica e gettato nel fiume Mesima (VIDEO)

  11 luglio 2019 06:58

I militari della Compagnia CC di Vibo Valentia (VV), fin dalle prime ore dell’alba, stanno eseguendo il fermo di indiziato di delitto a carico di uno dei responsabili dell’omicidio di Vangeli Francesco Domenico. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vibo Valentia.

I dettagli saranno illustrati nella conferenza stampa prevista per le ore 09:30 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia alla presenza del Procuratore DDA Nicola Gratteri.

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 In carcere è finito Antonio Prostamo, 30 anni di San Giovanni di Mileto, nipote dei boss Nazzareno Prostamo, ergastolano, e Giuseppe, assassinato il 4 giugno 2011, ovvero gli storici capiclan di San Giovanni di Mileto. Il 30enne, nello specifico, avrebbe avuto un flirt con la fidanzata di Francesco Vangeli in una fase di crisi della coppia. «È stato ucciso un ragazzo ed è stato ucciso per motivi abietti e in maniera atroce. Non è morto subito ma è stato chiuso morente in un sacco e gettato nel fiume», ha evidenziato il procuratore Gratteri. Quindi la svolta nelle indagini: «C'era il concreto pericolo di fuga dell’indagato, da qui la necessità di intervenire con questa tempistica. Indagine completa rafforzata da solidi elementi probatori. La madre è venuta più volte in Procura e dai Carabinieri, a lei abbiamo sempre detto di avere pazienza e fiducia nel nostro operato».

E' stato il tenente Luca Domizi, comandante del Nucleo operativo e radiomobile di Vibo Valentia a fornire altri dettagli: «Vangeli è stato attirato con un tranello a casa dei Prostamo per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto. Situazione degenerata quasi subito con il ragazzo attinto da colpi di fucile. Quindi chiuso in un sacco nero agonizzante e gettato nel Mesima e da lì disperso in mare». L’arma del delitto non è stata ancora ritrovata ma si attendono: «ulteriori sviluppi per assicurare alla giustizia complici del delitto». 

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Il provvedimento di fermo arriva al termine di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro diretta dal Procuratore Nicola Gratteri e, oltre a colpire il 30enne di San Giovanni di Mileto, coinvolge quale corresponsabile a pari titolo dell’omicidio anche il fratello di quest’ultimo, Giuseppe Prostamo, classe ’84, attualmente detenuto nella casa circondariale di Vibo dopo essere stato arrestato nel maggio scorso per essere stato trovato in possesso di un’arma clandestina con tanto di relativo munizionamento. Adesso deve rispondere anche di omicidio aggravato dal metodo mafioso, minacce e porto abusivo d’arma da fuoco oltreché di distruzione di cadavere. Le attività tecniche svolte dai militari dell’Arma hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’intera vicenda. L’arma utilizzata per il delitto era dunque un fucile occultato all’interno di un pozzo artesiano nei paraggi del fiume Mesima.

L’operazione messa a segno dai Carabinieri è stata denominata in codice “Amore Letale” e il nome dato all’inchiesta sintetizza anche uno dei moventi che ha portato all’omicidio di Vangeli. Secondo gli inquirenti le cause sarebbero molteplici. Alla base del delitto ci sarebbe infatti la contesa di una giovane di Scaliti di Filandari da parte della vittima, ovvero Vangeli, e di uno dei suo presunti carnefice, Antonio Prostamo. Quest’ultimo lo avrebbe anche minacciato di morte e addirittura di scioglierlo nell’acido con messaggi whatsapp indirizzati sul telefono cellulare utilizzato da Vangeli, sequestrato e analizzato dai Carabinieri. L’altro Prostamo, Giuseppe, avrebbe invece vantato dei crediti di droga da Francesco Vangeli il quale gli avrebbe pure sottratto un’arma da fuoco poi rinvenuta nelle disponibilità del padre a Pisa. La sera della scomparsa sarebbe stato attirato a San Giovanni di Mileto con l’inganno. Da quanto emerso infatti i Prostamo lo avrebbero invitato a raggiungere la loro abitazione per la realizzazione di un tavolino in ferro battuto essendo Vangeli un artigiano come il padre Valerio. Un semplice lavoretto per arrotondare la giornata ma che evidentemente si è rivelato fatale perché da quella sera Francesco non è più tornato a casa.

Ecco la Photogallery

 

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